M&A maggio 2018

by redazione 0

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EDITORIALE – di Paolo Beducci

Infant Jarvik 2015

Non è un gioco per bambini e non si utilizza sulla Play Station che troneggia da qualche parte in casa nostra (le console troneggiano sempre anche quando sono chiuse in un armadio). È grande come una di quelle batterie che servono ad alimentare il remote control della famigerata (Play Station) ma serve a molto di più. È una normalissima (si fa per dire) pompa miniaturizzata e sostituisce il cuore di un bambino che è in attesa di riceverne uno da un donatore ancora più sfortunato di lui. Nel mondo Jarvik 2015 è stata usata solo due volte e solo in Italia, in un famoso ospedale romano: il Bambin Gesù.

Un cuore artificiale di per sé è già un concetto stravolgente da un punto di vista etico e tecnologico. Se a questo aggiungiamo che l’unica cosa esterna di questo prodigio, l’unica cosa
che si vede è la batteria che l’alimenta, credo che si possa dire che siamo davvero piombati in quel futuro che Jules Verne immaginava nei suoi scritti meravigliosi con cui molti di noi hanno
nutrito la fantasia in un tempo in cui non solo non esisteva la Play Station ma neppure quella specie di ping pong da giocare in TV.
E noi in tutto questo che c’entriamo? Questa è roba da rivista scientifica! Invece no. In quella piccola pompa a forma di batteria c’è molta industria meccanica. Di precisione e non solo.
Molta, forse tutta. C’è il CAD con cui si progetta, le macchine per fare rapid prototyping, i materiali più sicuri inerti e avanzati che si possano immaginare. C’è la miniaturizzazione spinta, la precisione dei micron che solo macchine utensili moderne riescono a garantire. E c’è la qualità che ne rende ogni componente sicuro nel tempo. C’è il miracolo della tecnologia.

Solo trent’anni fa il fatto che ti potessero cambiare la testa del femore e farti tornare a vivere sereno e senza dolori sembrava fantascienza, oggi si permette a un bambino che pesa otto kg
di avere una possibilità in più di vivere un futuro vero e normale. Pensiamo che quando si parla di industria meccanica si dovrebbe riuscire a fare un grande sforzo per spiegare che oggi il significato di questo termine è quanto mai globale. Globale nella dimensione, globale nella sua diffusione e soprattutto globale nelle sue applicazioni. L’industria meccanica e quella delle macchine utensili in particolare è uno dei propulsori del progresso in tutti i campi tecnologici, dall’aerospaziale al medicale, dall’infinitamente grande all’incredibilmente piccolo. E qui non ci sarà capacità umana rimpiazzabile, anzi sarà sempre più indispensabile la conoscenza e la fantasia dell’uomo la sua creatività da mettere al servizio del benessere generale.