Meccanica&Automazione n. 4 nov/dic 2026

by redazione 0

Il futuro ha ancora bisogno di noi

di Fabio Chiavieri

Tre giorni di scorte alimentari, acqua, una torcia e una radio a batterie. Sembra il corredo di un film catastrofico, invece è quanto il governo britannico ha suggerito ai cittadini per affrontare eventuali emergenze, comprese quelle provocate da attacchi informatici. Nessun invito al panico, piuttosto un richiamo alla necessità di essere preparati in una società sempre più dipendente dalle infrastrutture digitali.

Qualche giorno prima, in Francia, un attacco hacker aveva colpito i sistemi di refrigerazione di numerosi supermercati, attivando da remoto lo sbrinamento dei banchi frigo e causando la perdita di ingenti quantità di prodotti alimentari. Un episodio che dimostra come la violazione di un sistema informatico possa produrre conseguenze molto concrete, ben oltre lo schermo di un computer.

Senza immaginare scenari apocalittici, è sufficiente pensare alle possibili conseguenze di attacchi contro reti energetiche, ospedali, trasporti o sistemi di difesa. La minaccia del cyberterrorismo assume una dimensione ancora più delicata quando la tecnologia digitale controlla infrastrutture essenziali per la vita quotidiana.

Questi episodi suggeriscono una riflessione che riguarda anche il futuro dell’intelligenza artificiale. Sarebbe sbagliato confondere le vulnerabilità informatiche con i rischi specifici dell’AI, ma esiste un denominatore comune: la necessità di mantenere il controllo sulle tecnologie alle quali affidiamo compiti sempre più importanti.

L’intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, non è un essere senziente. Non possiede coscienza, intenzioni o responsabilità morale. È una tecnologia progettata, addestrata e orientata da esseri umani, attraverso dati, algoritmi e obiettivi definiti. Le sue capacità possono essere straordinarie, ma non autorizzano a considerare infallibili le sue risposte o le sue decisioni.

È un concetto ribadito ormai da tempo, ma sempre più attuale: l’innovazione tecnologica deve procedere di pari passo con la capacità dell’uomo di governarla. Una questione particolarmente importante nella manifattura, dove l’intelligenza artificiale sta evolvendo da strumento di supporto alle decisioni a sistema capace di intervenire direttamente sui processi produttivi.

È uno dei temi centrali dell’intervista che pubblichiamo in questo numero al professor Andrea Matta del Politecnico di Milano, coordinatore di euroFMX, progetto europeo da 45 milioni di euro dedicato allo sviluppo dell’AI generativa e agentica per l’industria.

Matta richiama l’attenzione su un concetto fondamentale: l’autonomia dei sistemi deve crescere insieme alla loro affidabilità e alla possibilità di intervento umano. Prima di affidare a un agente intelligente decisioni che riguardano macchine, materiali e processi, occorre comprenderne il comportamento, verificarne i risultati e stabilire chiaramente le responsabilità.

Ma c’è un altro aspetto, forse ancora più interessante, che emerge dall’intervista. L’AI non deve necessariamente impoverire il patrimonio di conoscenze delle persone. Può, al contrario, arricchirlo, aiutando tecnici e operatori a comprendere fenomeni complessi e individuare soluzioni nuove.

È questa la prospettiva che dovrebbe accompagnare la trasformazione digitale dell’industria: una tecnologia capace di ampliare le possibilità dell’uomo, valorizzarne le competenze e renderne il lavoro più efficace e sicuro. Perché il vero progresso non si misura soltanto da ciò che le macchine riescono a fare autonomamente, ma anche da quanto permettono alle persone di fare meglio.

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