Meccanica&Automazione #2 marzo

by redazione 0

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Una tecnologia perfettibile

di Chiara Tagliaferri

E’ un anno che ho la soddisfazione di scrivere su M&A, e mi piace sottolinearlo, sia perché in quest’ anno con voi ho potuto aggiornare le mie competenze, formando ed arricchendo la mia professionalità, sia perché, oggi, ho la possibilità di condividere con voi alcune riflessioni sull’Additive un anno dopo, più di un anno fa. 

L’A.M. rappresenta un mercato in forte crescita, tanto che si stima supererà i 27 miliardi di dollari nel 2023, oltre ad essere una tecnologia capace di abilitare una completa digitalizzazione del processo manifatturiero. Esperti dicono che il punto di svolta si avrà quando diventerà una tecnica di produzione di grande scala.  

Dire Additive, oggi, vuol dire pensare ad una produzione integrata ed integrabile, in continua evoluzione e continuamente migliorabile. Azzardando un kantiano riferimento, la definirei una “tecnologia perfettibile” che tende al continuo superamento del buono cercando il raggiungimento dell’ottimo. 

Ma sapendo bene che la perfezione non è di questo mondo, le aziende hanno puntato sull’AM per migliorarsi. Lo hanno fatto per realizzare prodotti complessi e a customizzazione crescente, per poter imprimere maggiore leggerezza o resistenza, per produrre con maggiore rapidità e flessibilità, per avere un processo produttivo alternativo. Ciascuna ha generato il proprio nuovo modello di business. Le aziende che poi hanno avuto veramente successo sono quelle che hanno capito che questa famiglia di tecnologie richiede una fortissima integrazione di competenze e collaborazione di soggetti diversi, realizzabile non certo, solo tramite l’acquisto di un macchinario.

E così, torniamo al ruolo centrale dell’uomo, in questo caso in relazione alle sue competenze.

In questo momento il vero limite di questa rivoluzione A.M. è la mancanza di competenze approfondite. Occorrerebbero infatti, diffuse competenze di materiali, progettazione, simulazione, trattamenti, post lavorazione, design. Occorrerebbero progettisti capaci di pensare “additivo” al fine di sfruttare i gradi di libertà offerti, almeno quanto esperti delle proprietà fisiche delle polveri metalliche. Occorrerebbe il rigore della teoria e il coraggio della creatività ma anche strategie didattiche per facilitare il salto innovativo.

E se una di queste didattiche innovative fosse il “reverse mentoring”? Le giovani risorse, in quanto generazione cresciuta con l’avvento delle tecnologie digitali, potrebbero prestare la propria esperienza a dipendenti di livello senior in cambio di preziose lezioni di professionalità e competenze consolidate. Il loro giovanile essere più inclini al rischio e ad esplorare nuove vie li rende maggiormente qualificati per generare innovazione ma, non dimentichiamo, la complessità, reclama conoscenza e saperi consolidati di cui sono depositarie le figure senior, almeno quanto i più tradizionali canali formativi. 

 “È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare” (Dal film L’attimo fuggente)

IN QUESTO NUMERO

Dossier Macchine e sistemi per l’additive manufacturing

Storia di copertina – Gerardi la gioventè della maturità

Ricerca e Innovazione – Innovare con la formazione