Il ruolo emergente dell’AI Compliance Manager
L’espansione dei dispositivi basati su large language models e sistemi di intelligenza artificiale generativa sta riportando al centro il tema della responsabilità algoritmica. L’Unione Europea ha risposto con due strumenti normativi destinati a ridisegnare il rapporto tra tecnologia e governance: l’AI Act, che classifica i sistemi AI secondo un approccio basato sul rischio imponendo obblighi specifici per le applicazioni ad alto impatto, e il Digital Services Act, che introduce nuovi standard di trasparenza e responsabilità per le piattaforme digitali.
Per le imprese italiane il percorso di adeguamento si inserisce però in un contesto a due velocità. Secondo studi recenti, l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire fino al 18% del PIL nazionale entro il 2040, ma il tessuto produttivo mostra ancora ritardi strutturali, soprattutto tra le PMI, dove l’adozione risulta limitata rispetto alle grandi aziende.
In questo scenario emerge la figura dell’AI Compliance Manager, professionista chiamato a garantire la conformità dei sistemi AI alle normative europee, accompagnando le aziende nei processi di certificazione e gestione del rischio. Un ruolo che evolve da funzione puramente difensiva a presidio strategico, capace di integrare obiettivi di business, requisiti normativi e potenzialità tecnologiche.
La sfida principale riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, spesso prive di competenze interne sufficienti per identificare bias, errori o output non affidabili. Anche il settore assicurativo è chiamato a ripensare coperture e modelli di responsabilità in un ecosistema in rapida trasformazione.
«Le imprese italiane risultano direttamente coinvolte in questo processo di adeguamento, che si inserisce in un contesto economico complesso a due velocità. I dati parlano chiaro. Secondo il report Lo Stato dell’intelligenza artificiale realizzato da Astrid l’adozione diffusa dell’intelligenza artificiale potrebbe generare un valore aggiunto pari al 18% del PIL italiano entro il 2040» spiega Sauro Mostarda, CEO di Lokky (nella foto)
La compliance, quindi, non è più solo un obbligo regolatorio, ma un fattore competitivo: la capacità di gestire rischi e governance dell’intelligenza artificiale sarà decisiva per trasformare l’innovazione in crescita concreta e sostenibile.