Procurement MRO in Italia: digitalizzazione e AI guidano la trasformazione

by redazione 0

Nel manifatturiero italiano, il procurement MRO in Italia non è più un’attività silenziosa relegata alla gestione dei materiali indiretti. Oggi è uno snodo strategico che incide su continuità produttiva, controllo dei costi e resilienza della supply chain. La gestione di ricambi, componenti tecnici e materiali di manutenzione diventa terreno decisivo in uno scenario segnato da pressione competitiva, inflazione e instabilità geopolitica.

Il cambio di passo è evidente: l’ufficio acquisti assume un ruolo sempre più integrato nella governance aziendale, con maggiore coinvolgimento nei processi decisionali e nella pianificazione dei fabbisogni. Secondo Emanuela Delbufalo, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Europea di Roma, «L’indagine evidenzia un avanzamento della maturità MRO attraverso diversi segnali convergenti: maggiore coinvolgimento dell’ufficio acquisti in team interfunzionali, crescente adozione di logiche di Total Cost of Ownership e portfolio management, nonché aumento dell’uso di piattaforme di e-procurement».

Non si tratta soltanto di strumenti digitali, ma di un’evoluzione culturale. Il procurement MRO in Italia si sta progressivamente spostando da funzione reattiva, attivata dall’urgenza, a leva strutturata di creazione di valore. Eppure permane una criticità significativa: la stima dei fabbisogni. «L’assenza di metodi strutturati di stima dei fabbisogni compromette la qualità decisionale lungo l’intero processo di procurement. Alimenta acquisti emergenziali, riduce la visibilità sulla spesa complessiva e limita la capacità di prevenire rischi e costi futuri», sottolinea Delbufalo.

Digitalizzazione e Intelligenza Artificiale rappresentano le direttrici più promettenti. L’adozione di sistemi informativi integrati ed e-procurement è in crescita, ma l’AI applicata al procurement MRO è ancora in fase iniziale. Per Delbufalo il vero ostacolo non è tecnico: «Il nodo principale non è tecnologico, ma organizzativo e culturale. Senza dati affidabili, ruoli decisionali chiari e adeguata capacità di assorbimento organizzativo, le tecnologie tendono a rimanere strumenti periferici». La trasformazione richiede dunque competenze analitiche, data governance e una revisione dei processi decisionali.

Dal punto di vista industriale, Massimiliano Rottoli, managing director di RS Italia, conferma il cambio di paradigma: «Il cambiamento fondamentale è l’evoluzione del ruolo degli acquisti MRO da voce di spesa periferica a leva strategica. Oggi il 67% delle imprese riconosce nell’ufficio acquisti il referente principale per gli MRO». Le metriche si ampliano: al cost saving si affiancano cost avoidance e Total Cost of Ownership, mentre crescono gli accordi di lungo periodo con fornitori selezionati.

Resta però il nodo della frammentazione. «La frammentazione dei codici è una criticità diffusa. Le conseguenze sono frequenti emergenze e costi superiori del 20-30% rispetto agli ordini pianificati», osserva Rottoli. La mancanza di standardizzazione e visibilità della spesa limita le economie di scala e rallenta la piena maturazione del procurement MRO in Italia.

Il contesto internazionale aggiunge ulteriori variabili. Le tensioni commerciali e i dazi possono incidere sui costi dei componenti tecnici e sui tempi di consegna. «La direzione è chiara: collaborazione strategica, misurazione del TCO e costruzione di supply chain più robuste», afferma Rottoli. Per Delbufalo, le scelte di sourcing si stanno orientando verso logiche di resilienza strutturale: «La sfida manageriale è progettare supply chain capaci di assorbire shock mantenendo varietà e opzioni strategiche».

Il quadro che emerge è quello di una funzione acquisti sempre meno amministrativa e sempre più strategica. Il procurement MRO in Italia diventa così un fattore determinante per efficienza, sostenibilità e continuità operativa del sistema manifatturiero.