Meccanica&Automazione #3 aprile

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M&A aprile

La fine di una dicotomia?

di Chiara Tagliaferri

Il rapporto Bruntland nel 1987 ha definito lo Sviluppo Sostenibile come lo sviluppo volto a soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di far fronte ai propri bisogni. Riporto questa definizione sia perché, come sapete, mi piace ragionare tornando all’uomo e alla sua centralità, sia perché, ricordo bene quando all’università, un professore di Geografia Politica, parlando della nascita dei movimenti ambientalisti negli anni ’60 e’70 sentenziava:  “nel 2000, l’ecologia è ancora una cosa da ricchi!” 

Non incidere negativamente sulle generazioni future era qualcosa di condivisibile ma ancora molto lontano sia nei comportamenti produttivi che in quelli dei consumatori.

20 anni dopo quella lezione e 30 dopo la definizione di sviluppo sostenibile perseguire una manifattura green e sostenibile sembra stia diventato, finalmente, oltre che un pensiero condiviso, un must aziendale, una priorità per tanti imprenditori che credono e vogliono riuscire a sviluppare congiuntamente una produzione eco-compatibile, sostenibile e migliorativa in termini economici. Sembra che si stia riuscendo, grazie anche a scelte politiche, incentivi e vincoli produttivi, a porre fine alla sofistica dicotomia che vedeva contrapposti l’inarrestabile sviluppo industriale e la diminuzione del foot print (impatto ambientale) produttivo. Sustainable e Green Manufacturing oggi vuol dire sicuramente produrre pensando al risparmio energetico, all’ottimizzazione del processo produttivo, alla valutazione dell’impatto ambientale del ciclo di vita di un prodotto e o recupero e riuso dei rifiuti/scarti di produzione.

In più, in Italia, ecco ricomparire la parola “Ecologia” nel nome del Ministero diretto da Roberto Cingolani. Una scelta, un bel messaggio forte e chiaro, la parola giusta utilizzata non a caso. Forse ci si era dimenticati che l’Ecologia ha fornito si, argomentazioni a movimenti socio-politici come quelli ambientalisti, ma si distacca da questi, in quanto Scienza. 

Ed è qui, speriamo, la svolta di approccio. Riportare valore scientifico alla trasformazione di un sistema produttivo verso una direzione più sostenibile, che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, la produzione industriale e, in generale, lo stile di vita delle persone.

Le tecnologie proprie dell’ industria 4.0 consentono e facilitano progettazioni circolari di prodotti e componenti, abilitano capacità di valutazione e opportuni risparmi dell’energia utilizzata ma, concentrarsi veramente con rigore scientifico sullo studio dell’impatto di tutto questo sull’ambiente e sulle generazioni future vuol dire valutare le interazioni tra gli organismi e il loro ambiente

Infine, attenzione, nuove soluzioni portano nuovi problemi e nuovi impatti che vanno opportunamente verificati e previsti, possibilmente prima di dovergli porre rimedio.

In questo numero:

EDITORIALE – La fine di una dicotomia?
Dossier Sustainable&Green Manufacturing
Fabbriche sempre più digitali e sostenibili
Le nuove frontiere del packaging flessibile
Packaging alimentare, la rivoluzione foodtech parte dai materiali