Uomini e macchine sempre più in simbiosi

by Redazione 0

accenture_studio

L’integrazione tra uomo e macchina in fabbrica sarà una realtà entro il 2020: la pensano così oltre otto manager su dieci intervistati dalla società di consulenza Accenture nell’ambito dello studio “Machine dreams: Making the Most of the Connected Industrial Workforce” condotto per valutare l’impatto delle tecnologie digitale sul mondo manifatturiero. Nonostante il consenso quasi unanime sul futuro della fabbrica digitale, la ricerca rivela che solo il 22% degli intervistati (un campione di 500 manager a livello mondiale) ha già messo in atto le misure necessarie per cogliere le nuove opportunità tecnologiche.

I settori dove il cambiamento sarà più rapido e si adotteranno in modo massiccio le nuove tecnologie sono Automotive e Industrial Equipment, dove Accenture stima saranno investiti 220 miliardi di euro in Ricerca e sviluppo entro il 2020, 181 miliardi dei quali saranno spesi dalla sola filiera automotive.

Investimenti diretti ad aumentare l’integrazione tra nuove tecnologie informatiche e robotiche, macchine e manodopera, nell’ambito della cosiddetta “connected industrial workforce”, una forza lavoro sempre meno manuale e sempre più connessa per avvantaggiarsi delle tecnologie digitali e lavorare in maniera più efficiente. La creazione di una “connected industrial workforce” – nota lo studio Accenture – è già parte della strategia della maggior parte delle industrie che operano nel mondo Automotive e Industrial Equipment, come dichiarato dal 94% degli intervistati che operano in questi settori.

Solo uno su cinque di chi ha risposto all’indagine ha già messo a punto i cambiamenti necessari per cogliere i benefici della nuova rivoluzione industriale, mentre l’85% non ha problemi a riconoscere di essere in ritardo sui tempi. Tra gli intervistati che usano la tecnologia per cercare di migliorare la produttività, le industrie automobilistiche e i fornitori sono i più interessati ai robot collaborativi, ai veicoli a guida automatica e ai dispositivi per la realtà aumentata.
A frenare il passaggio alla fabbrica digitale ci sono alcuni fattori quali la vulnerabilità dei dati (considerata un rischio medio o alto per il 76% del campione), la complessità dei sistemi e la loro conseguente vulnerabilità (rischio medio o alto per il 72%) e la mancanza di competenze specializzate da parte dei lavoratori, considerata un rischio medio o alto per il 70% degli intervistati.

“A livello globale, le imprese manifatturiere leader che investono nelle tecnologie digitali per sfruttare il vantaggio competitivo che ne deriva spendono, per la connected industrial workforce quasi il doppio rispetto alle aziende ritardatarie e continueranno ad alzare il livello nei prossimi cinque anni – nota Giuseppe La Commare, Managing Director Accenture Industrial and Travel Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia -. Osserviamo inoltre nei ritardatari una mancanza di fiducia nell’implementazione delle tecnologie che assicurano il successo nella creazione di una forza lavoro industriale connessa e questo può mettere a rischio la loro competitività.”

Eppure i benefici sembrano essere sostanziali: secondo lo studio Accenture la rivoluzione digitale incrementerà in modo significativo la produttività grazie alle più avanzate novità tecnologiche: nel 2020 i vantaggi della ”connected industrial workforce” consentirà ad un’azienda del settore automotive con fatturato di 50 miliardi di euro di incrementare la produttività di circa 500 milioni, inclusi 50 milioni di maggiore redditività R&D, 415 milioni da produzione e fornitura e 30 milioni di maggiori utili post-vendita.

Per realizzare lo studio, Accenture ha intervistato alla fine dell’anno scorso 512 professionisti aziendali in Cina, Francia, Germania, Giappone e Stati Uniti. Tutti gli intervistati partecipavano alla definizione della strategia per la creazione di una connected industrial workforce. Il campione comprendeva direttori di fabbrica, responsabili tecnici e R&D, responsabili operativi e risorse umane e dirigenti. Più della metà provenivano dal settore delle attrezzature industriali mentre il resto era suddiviso tra settore automobilistico e attrezzature edili.

La ricerca in formato integrale è scaricabile qui