Subfornitura – Lavorazioni meccaniche e metallurgiche: un settore fragile ma dinamico

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Una recente indagine condotta dal CERVED mette in evidenza pregi e difetti della subfornitura italiana delle lavorazioni meccaniche e metallurgiche, un comparto che rappresenta una colonna portante delle nostra economia in sofferenza per le carenze portate a galla dalla globalizzazione dei mercati

di Mattia Barattolo

 

Come ben noto il tessuto economico italiano è composto prevalentemente da imprese di piccola, piccolissima e media dimensione. In questa tipizzazione rientrano anche le aziende coinvolte nell’indagine condotta dal CERVED sul settore della lavorazioni meccaniche e metallurgiche, con riferimento alle categorie Fucinatura, imbutitura, stampaggio e profilatura dei metalli, Trattamento e rivestimento dei metalli del codice ATECO 2007 e Prodotti in metallo forgiati, stampati, stozzati, tagliati a pezzi, ribattuti, Prodotti di seconda trasformazione dei metalli, Utensili e articoli finiti in metallo, escluso in materiale elettrico, del codice RAE.

L’indagine mette in evidenza pregi e difetti della subfornitura italiana delle lavorazioni meccaniche e metallurgiche, un comparto che rappresenta una colonna portante della nostra economia in sofferenza per le carenze portate a galla dalla globalizzazione dei mercati.

I principali mercati di destinazione sono rappresentati dall’industria meccanica, automobilistica, ferroviaria,

dall’edilizia e dalla cantieristica, da cui dipende l’andamento delle attività. Il fatto che gli scambi con

l’estero sono mediamente poco rilevanti ristringe il campo d’azione di queste aziende a un contesto nazionale, ragion per cui la concorrenza sempre più spinta e la forte sensibilità alle cicliche crisi economiche che coinvolgono come in un domino tutte le economie mondiali sono certamente due elementi critici di questo comparto.

La ridotta dimensioni delle imprese, come accennato prima, non agevola la formazione di strutture in grado di resistere sempre senza grossi contraccolpi ai cali dei principali settori industriali di sbocco, motivo per cui, soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, si trovano molte aziende concentrate in distretti produttivi, fenomeno tipicamente italiano.

Come specificato nella sintesi del lavoro, il settore è poco omogeneo dal lato dell’attività e

della tipologia di aziende presenti, per cui i dati forniti puntano a valorizzare il fatturato su un campione significativo di aziende.

Nel 2018 si valuta il fatturato complessivo in circa 34,7 miliardi di euro, registrando un lieve incremento rispetto all’anno precedente (+3,3%). In linea, però, con la flessione della domanda di manufatti, in particolare dell’Automotive, nel biennio 2019-2020 si prevede un ridimensionamento dei tassi di crescita.

The CNC lathe machine or Turning machine drilling the metal rod with the drill tool and center drill tool .The hi-technology machining concept.
The CNC lathe machine or Turning machine drilling the metal rod with the drill tool and center drill tool .The hi-technology machining concept.

La domanda

Con riferimento al settore Meccanico, la domanda attivata dal settore nel 2018 ha evidenziato un andamento decisamente positivo. La meccanica strumentale ha registrato una crescita della produzione di circa il 13% (fonte: UCIMU), spinta dall’accelerazione della domanda interna (grazie agli incentivi governativi legati al Piano 4.0) e da una ripresa delle esportazioni. 

Il 2019 (sempre dati UCIMU), a causa delle incertezze politiche ed economiche internazionali, ha segnato un deciso rallentamento, più da considerare come stabilizzazione a livelli del 2017, considerati comunque buoni dagli esperti. Il 2020 pare iniziato in sordina sulla scia del 2019.

Un comparto che storicamente fa da traino a tutto l’indotto delle lavorazioni meccaniche e metallurgiche è l’Automotive. Dopo la ripresa registrata tra il 2014 e il 2017, nel 2018 

il numero di autoveicoli prodotti è diminuito del 7,2% sul 2017, come risultato di una flessione

del 9,7% per le automobili, un calo del 2,2% per i veicoli commerciali leggeri e del 4,7% per i veicoli pesanti (fonte: ANFIA). Un calo proseguito anche nel 2019 che ha portato anche alla ben nota crisi dell’acciaio. Nel 2020 molto dipenderà dalle nuove misure di incentivazione alle vendite di veicoli a basso impatto ambientale quindi alla maggiore diffusone di motori ibridi ed elettrici. 

Bene il settore ferrotranviario la cui produzione nel 2018 è cresciuta del 2,1% sul 2017. Anche in questo caso le esportazioni hanno giocato un ruolo fondamentale, rappresentando il 37,9%

della produzione (+4,7%) grazie all’aggiudicazione di importanti commesse internazionali da parte di alcuni dei maggiori operatori. Il 2019 ha confermato l’andamento positivo del comparto mentre nuovi investimenti in nuovi treni da parte dei più importanti player nazionali dovrebbero consolidare ulteriormente il settore nel corso del 2020. 

 

L’offerta

Si calcola che in Italia ci sono circa 20mila aziende concentrate prevalentemente nel Centro-Nord dove, peraltro, sono concentrati i maggiori mercati di sbocco.

Se da un lato l’elevata specializzazione di queste imprese ha rappresentato un grande valore aggiunto in un mercato molto competitivo, dall’altro essa ha portato a un’alta vulnerabilità alla perdita dei clienti essendo molto difficile il riposizionamento su nuove produzioni. Da non sottovalutare, inoltre, la tendenza di molti committenti di spostare la produzione all’estero, scelta non facilmente assecondabile da molti subfornitori vista la loro dimensione ridotta. All’alta specializzazione si è accostato quindi il tentativo, in molti casi riuscito, di trasformarsi non più in semplici subfornitori ma fornitori di componentistica, sistemi e sottosistemi, con capacità di progettazione propria.

Un ruolo molto importante lo gioca anche la struttura dei costi di queste aziende, a cui l’indagine Cerved riserva uno spazio molto articolato.

In primis, si denota l’elevata incidenza del costo del lavoro su cui pesa la difficoltà di trovare manodopera specializzata, tant’è che molte imprese ricorrono a personale proveniente da Paesi stranieri, in particolar modo da quelli dell’Est. 

Un’altra voce di costi molto importante è legata alle materie prime, il cui valore oscilla inesorabilmente con l’andamento dei mercati di riferimento. La recente crisi dell’acciaio legata alla brusca frenata del mercato automobilistico è un esempio. 

Ovviamente, in questo ambito, sono avvantaggiate le aziende di maggiori dimensioni in grado di fare maggiori economie di scala o firmare accordi piu convenienti con i fornitori. Tuttavia, la maggior parte degli operatori gestisce autonomamente il sistema di approvvigionamento, “trovandosi spesso schiacciati a monte dai grandi fornitori di materie prime e a valle dai grandi operatori industriali, con la conseguente impossibilità di gestire le tensioni sui prezzi derivanti dalla forte volatilità delle materie prime”.

Va sottolineata anche l’alta incidenza dei costi dell’energia elettrica che, come risaputo, sono fortemente legati al prezzo del petrolio.

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Conclusioni

Dall’indagine del CERVED emerge in ogni caso un settore che, nonostante fragili equilibri ed endemiche difficoltà, riuscita estremamente dinamico e attento all’evolversi dei mercati.

Come abbiamo detto, la principale tendenza evidenziata riguarda la volontà di alcuni operatori di 

uscire dalla condizione di subfornitori per diventare Tier 1 e OEM integrando nella propria attività quella di progettazione, attraverso la predisposizione interna di uffici tecnici e di manodopera altamente specializzata.

In un mercato fortemente competitivo la battaglia si gioca anche sul campo del contenimento dei costi di acquisto delle materie prime, efficientamento energetico e ottimizzazione della produzione, senza dimenticare gli investimenti in tecnologie innovative e flessibili anche in ottica 4.0.