Smart city, auto senza conducente e niente semafori

by Redazione 0

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smartcityPaolo Santi e Carlo Ratti, ricercatori all’IIT (Istituto di Informatica e Telematica) del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) che al Senseable City Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston coordina i progetti sulla mobilità (incrociando tecnologie digitali, big data e sistemi di trasporto) hanno parlato  dell’esperienza di Singapore all’avanguardia nel campo del trasporto pubblico, dove nel 2016 partirà un progetto per introdurre automobili senza conducente in ambiente urbano aperto.
Sarà un processo graduale di 5 anni in cui affinare le tecnologie, per poi passare alla produzione di massa. “Si partirà con un decina di auto, all’inizio ci saranno dei conducenti-tutor che affiancheranno i passeggeri per superare la diffidenza iniziale di un’auto che si guida da sola. Nasceranno Zone a Traffico Limitato e si realizzeranno i primi semafori intelligenti”.
Il progetto si chiama Wave e punta a sviluppare in pochi mesi i primi prodotti commerciali in grado di assegnare di fatto uno slot a ogni vettura, abolendo così i semafori e consentendo il raddoppio dei flussi di traffico rispetto al vecchio sistema… e riducendo del 30% le emissioni inquinanti!
L’altra chiave di volta della mobilità futura passa attraverso la sharing mobility, che porta sempre più persone nel mondo (già Italia compresa), a condividere auto, autobus e pullman. Nelle metropoli ma non solo, la nuova frontiera è inoltre il poter condividere fra più utenti lo stesso viaggio in taxi: a New York, dove il 40% del traffico è prodotto dalle auto pubbliche, si contano in media 500 mila corse al giorno. Al MIT hanno analizzato ben 110 milioni di queste corse, che con la condivisione potrebbe avere un taglio dei viaggi in taxi del 40% servendo le stesse persone e con una riduzione del traffico tra il 16 e il 20%. “Stiamo passando dal possesso all’accesso, in molti ambiti. E le dinamiche di sharing economy applicate ai trasporti, quello che accade con BlablaCar e Uber, stanno già cambiando le carte in tavola”, conclude Santi.