Ordini macchine utensili: bene l’Italia, ma flessione dall’estero

by Redazione 0

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Terzo trimestre in chiaroscuro per l’industria italiana delle macchine utensili, che da un lato inanella il tredicesimo incremento consecutivo degli ordini sul mercato interno, ma dall’altro registra una preoccupante flessione sui mercarti esteri.

L’indice degli ordinativi elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu-Sistemi per produrre registra infatti un calo del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sintesi tra l’incremento dell’11 percento in Italia e l’arretramento del 6,8% sul mercato estero, che mette in luce la debolezza della domanda internazionale, per altro rilevata già dagli ultimi dati di export disponibili, con una flessione del 4,7% nei primi sette mesi dell’anno (ultimi dati Istat disponibili).

ucimu_carboniero_2“Il leggero rallentamento evidenziato dall’indice, certo, non può far piacere – commenta Massimo Carboniero, presidente di Ucimu (foto a sinistra) -: alcuni importanti mercati esteri risultano in calo, come nel caso degli Stati Uniti impegnati nel rush finale delle elezioni, altri in rallentamento come la Cina e, infine, alcuni in difficoltà come la Russia. Non siamo però preoccupati perché la nostra storia ci insegna che i costruttori italiani sono abili nel riorientare l’offerta verso le aree più vivaci. A partire, questa volta, proprio dall’Italia che sta vivendo un periodo decisamente positivo: la domanda di macchine utensili corre, determinata dalla necessità di rinnovare gli impianti produttivi del paese e sostenuta da alcuni provvedimenti, quali la Nuova Sabatini e il Superammortamento”.

“In questo senso – aggiunge Carboniero – il Piano Nazionale Industria 4.0 è un vero strumento per il rilancio della competitività del nostro sistema industriale. L’associazione concorda pienamente con l’azione del Governo che ha deciso di supportare il manifatturiero con misure concrete a sostegno sia della domanda che dell’offerta di tecnologia. In altre parole, queste misure premieranno tutte le imprese virtuose: quelle che vogliono investire, ovvero la domanda, poiché godranno di importanti sgravi fiscali, e quelle che fanno innovazione, dunque l’offerta, poiché, di conseguenza, troveranno un mercato più vivace e ricettivo e potranno contare sul credito di imposta per l’attività di ricerca e sviluppo”.