N°9 Novembre 2014

by Redazione 0

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Cartina di tornasole

In molti aspettavano la Bi-Mu di ottobre con la stessa curiosità che un chimico prova quando è davanti a una sostanza e deve misurarne l’acidità con una cartina di tornasole. La notizia buona è che, una volta immersa la cartina di tornasole nella sostanza Bi-Mu, il colore dominante è stato un bell’azzurro intenso. Quasi un blu. Segno che siamo davanti a una soluzione basica. Se fosse stata rosa o, peggio rossa, avrebbe indicato acidità. Bi-Mu, bisogna dirlo senza mezzi termini, è stata una bella sorpresa. Anzi un po’ più di una bella sorpresa. La sensazione che si respirava fra i corridoi della fiera era più che positiva. Raramente abbiamo trovato una edizione così piena di voglia di fare e di credere in un progetto futuro. In questo caso il progetto è il futuro del nostro Paese. Prima dell’apertura dei cancelli della Bi-Mu, dobbiamo ammetterlo, la sensazione era che si dovessero certificare le difficoltà di un settore, quello di chi utilizza le macchine utensili in Italia. Siamo stati smentiti e ne siamo felici.

Guardare al futuro quindi è la parola d’ordine. Ma quale futuro ci ha proposto la Bi-Mu sotto il profilo della tecnica, del progresso e dell’innovazione proposta? I temi tecnici, che affrontiamo nelle pagine che aprono la rivista, riguardano sostanzialmente due aspetti. Il primo è la crescita di strumenti di lavoro e produzione in grado sempre più di sviluppare un intero ciclo produttivo su una sola macchina o comunque su un solo sistema composto dal minor numero possibile di macchine. In modo da ridurre i posizionamenti quindi i tempi non produttivi e migliorando anche la qualità del prodotto finito. Questa tendenza vale più che mai per le produzioni medie e piccole, dove la parola chiave è flessibilità. Meno importante per quelle tipologie di lavorazioni che richiedono lotti di decine di migliaia di pezzi. È altrettanto evidente che la deriva verso una frammentazione sempre maggiore della produzione c’è. Vuoi per il desiderio di portare ai massimi livelli il just in time realizzando davvero una filiera produttiva ‘pull’, vuoi per la necessità di ridurre le scorte di prodotto lavorato in magazzino, o ancora per riuscire a seguire in tempo reale le variazioni di un mercato sempre più abituato a una offerta pressoché infinita.

Questa tendenza non poteva non portarsi dietro una serie di effetti che analizziamo nella prima parte di questo numero di m&a. Il più evidente è legato alla personalizzazione sempre più esasperata dei prodotti e al desiderio di averli a disposizione in tempi rapidi e a costi non troppo differenti da quelli che siamo a abituati a pagare per articoli che arrivano da un fornitore lontano. È una tematica importante che ci sta portando molto velocemente verso l’additive manufacturing. Il nipote, se non addirittura il bis-nipote della prototipazione rapida. Esempi di utilizzo industriale ad alti livelli di questa tecnologia ce ne sono già diversi e presto ne vedremo altri. A nostro parere l’additive manufacturing è una tecnologia da seguire con grande attenzione. Parte delle risposte sul futuro della nostra industria potrebbero venire proprio da lì. Paolo Beducci