N°8 Ottobre 2015

by Redazione 0

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Divieto di sosta (e di fermata)

La lunga marcia che porta ogni sei anni EMO a Milano giunge al traguardo in un momento più che mai particolare per tutto il mondo dell’industria e forse ancor di più per quello dell’industria meccanica. In giro c’è aria buona, aria di ripresa e di soddisfazione. Tutto bene quindi? Per certi versi sì, verrebbe da dire, per altri un po’ meno. Infatti se il mondo della macchina utensile continua a macinare buoni numeri, ancora una volta è iniziata una fase di redistribuzione dei mercati. Nulla di stravolgente per il momento. Per il momento, appunto.
Dopo una fase di espansione durata almeno tre lustri, la Cina inizia ad avere il fiato un po’ più corto del solito e altri mercati invece si stanno rianimando. Molto dipende sia dalla tipologia di investimenti in atto, sia dall’andamento delle singole economie sia, infine dalle scelte fatte in materia di politica economica. Un esempio sotto questo profilo sono le nazioni che avevano delocalizzato le produzioni verso nuove aree caratterizzate da un costo del lavoro inferiore e da una minor attenzione verso le regole sociali e ambientali. Produzioni che in modo più o meno eclatante, stanno tornando a casa. Ci si è spesso resi conto che il prezzo da pagare in termini qualitativi e sociali era troppo alto rispetto ai margini aggiuntivi che si riuscivano a portare in casa.
Da qui il primo spunto: saper cogliere i cambiamenti economici leggendo prima di altri ciò che potrà accadere sul grande mercato globale della macchina utensile. Essere capaci di interpretare gli scenari, saper reagire e adattarsi velocemente è una delle chiavi di successo nel nostro mondo.
Il secondo spunto viene da qualche riflessione seguita al grande rumore che l’addictive technology, ha creato nel mondo dell’industria.
In questo caso tutti si stanno concentrando a immaginare scenari in cui ciascuno di noi potrà costruirsi qualsiasi oggetto (e qui consiglierei prudenza a tutti gli attori in gioco), una redistribuzione della manifattura a livello globale e via dicendo di questo passo.
In effetti crediamo che le cose siano un po’ diverse. Nel senso che saranno forse i nostri figli a vedere il compimento di questo nuovo passaggio epocale (nel senso stretto del termine). Ma sta a noi impostarlo nel modo corretto affinché possa arrivare a compimento senza creare troppi ma inevitabili scossoni all’industria.
E per facilitare questo passaggio, è inevitabile comprenderne il significato più intimo. A nostro parere non è tanto (per ora) una questione di potersi costruire un oggetto in modo autonomo. Questo è ad oggi un argomento più ‘consumer’ che industriale.
Probabilmente, in attesa che l’evoluzione tolga glamour commerciale alle stampanti 3D e riporti in ambito più industriale la questione, il vero fascino di tutto risiede nel fatto che da cento anni e più l’industria è abituata a ragionare in termini di sottrazione, ora si dovrà imparare a ragionare anche in termini di addizione. Nessuno soppianterà altri. Ci saranno però dei cambiamenti, importanti.
Questo significa un modo del tutto nuovo di intendere ogni singolo oggetto, di studiarlo e di progettarlo. Se a questo poi aggiungiamo i cambiamenti che l’informatica e le telecomunicazioni stanno imponendo e proponendo a tutti noi è facile rendersi conto di quanto avremo da studiare, capire e imparare nei prossimi anni. Tutto questo, dai cambiamenti dei mercati ai salti tecnologici, porta una sola considerazione: fermarsi anche un solo attimo, oggi significa rimanere indietro rispetto agli altri. Non è un modo di dire, è un dato di fatto. Paolo Beducci