n°2 marzo 2016

by Redazione 0

M&A MARZO rivista archivio (trascinato)

Adesso pensiamo a innovare
Quando negli ultimi anni ci è capitato di chiedere (spessissimo) come andassero gli affari, la risposta da parte di chi utilizza macchine utensili era costantemente una sola: chi esporta sopravvive, chi non ha una presenza straniera strutturata è probabilmente destinato a soccombere, se non a ridimensionarsi su produzioni molto meno remunerative.
È vero, stiamo generalizzando, ma sappiamo anche che pur trattandosi di una generalizzazione – tra l’altro inevitabile – le cose stavano sostanzialmente così. I motivi sono facili da individuare e analizzare: il mercato dei consumi interni è stato in recessione per molti anni e anche in tempi recenti non è che si possa parlare di una crescita esponenziale dei consumi. Qualche buon segnale è venuto dall’auto dove, è bene saperlo, si è registrata una crescita che comunque ha portato il totale delle vendite di auto nuove nel nostro Paese a un livello che è inferiore di circa un milione di pezzi sotto quello che si è riuscito a fare negli anni migliori. E comunque ancora sotto di circa mezzo milione di auto, rispetto a quello che è considerato il livello necessario per evitare che il parco auto invecchi. È la stessa cosa per le case, per i beni di largo consumo e per molti prodotti tipici dei consumi di un paese benestante.
Siamo nettamente più poveri di otto anni fa e proseguendo di questo passo, se non incapperemo in altri problemi strada facendo, fra una ventina di anni avremo recuperato il terreno perso dall’inizio della crisi ad oggi. Un attimo per crollare, una vita per risalire.
Si deve quindi trovare la strada per risalire la china un po’ più velocemente di come si è fatto fino a oggi. Il passaggio è la modernizzazione del Paese. Ma modernizzazione vera, non quella fatta di frottole e cialtronerie politiche.
Modernizzare significa creare posti di lavoro, e dare speranza a chi qui ci vive. Pensiamo che si debba fare in modo che sia conveniente investire in nuovi strumenti di produzione che rispondano a criteri di rispetto ambientale, di risparmi energetico, di riciclabilità- Tutte caratteristiche queste, che oggi un sistema produttivo che ha una età media dei macchinari (parliamo delle macchine utensili) che sfiora i 13 anni, non è minimamente in grado di supportare.
Inoltre, impianti moderni significano maggiore produttività e questo si traduce in competitività accresciuta in casa e in ambito internazionale. Quindi maggiori quote sui mercati e più posti di lavoro. Da questi poi potremo ripartire per cercare di risalire la strada che tanto ripida si presenta davanti a noi.
Ma se non capiamo che solo aiutando a investire e a migliorare la nostra competitività potremo tornare a essere un paese con un futuro davanti, la strada da percorrere per noi sarà sempre più in salita. Paolo Beducci