N°02 Marzo 2014

by Redazione 0

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EDITORIALE

Se l’azienda sta sul tablet

Se fino a non molto tempo fa la sfida dei paesi emergenti all’industria più strutturata di quelli già fortemente industrializzati, si giocava su aspetti strettamente legati ai costi di manodopera e a fattori di dumping sociale e ambientale, oggi le cose stanno cambiando rapidamente. Da una parte la crescita dei costi (terreni, affitti, lavoro, ecc ecc) di determinate aree geografiche comporta analisi piuttosto approfondite prima di delocalizzare alcune produzioni, sotto altri punti di vista il rischio di vedere sparire dai nostri paesi anche le produzioni di piccole e medie dimensioni, diventa comunque concreto. In occidente ci si è attrezzati in modo molto competitivo dando fondo a tutte le conoscenze tecnologiche e alle innovazioni che ne conseguono per mantenere il passo competitivo.

Una delle attività da realizzare in questi casi è spingere il più possibile l’automazione e lo sfruttamento del capitale investito.

Tutto questo è semplice, logico, quasi banale. Si scontra però con un problema tipico delle aziende di casa nostra. La dimensione media che non permette riuscire a operare con facilità su due o tre turni. In un momento in cui i due turni dovrebbero essere la regola per la maggior parte delle officine. Come fare quindi? Una soluzione viene dalla possibilità di realizzare turni non presidiati o parzialmente presidiati. Quindi crescita dell’automazione ma anche della facilità di utilizzo e di gestione dei macchinari di produzione. Attraverso i nuovi strumenti messi a disposizione dalla inarrestabile crescita tecnologica di smartphone e tablet.

Non è quindi un caso che questo mese la nostra apertura, l’articolo dedicato alle tendenze del mondo della meccanica sia dedicato a come sta evolvendo questo mercato. I cambiamenti sono molto più ampi e significativi di quanto si possa immaginare. E soprattutto, le soluzioni proposte sono spesso intelligenti e utili. Diventeremo quindi un po’ come i nostri figli attaccati notte e giorno al tablet o allo smartphone? Diventeremo anche noi adepti di quello che il sociologo Domenico De Masi ha definito come ‘ozio creativo’ o se preferite qualcuno ha invece letto come ‘telelavoro inconscio’? Ovverosia, lavorare senza essere necessariamente sul luogo di lavoro, se non addirittura senza essere apparentemente operativi professionalmente? La mamma di tutte queste attività è il telefonino utilizzato per discutere di lavoro anche fuori dall’ufficio, magari durante il week end.

Si apre un futuro in cui saremo tutti incollati al tablet o allo smartphone come spesso ci capita di vedere i nostri figli? Non fasciamoci la testa prima del tempo. Non necessariamente sarà così. Però è chiaro che il futuro competitivo passa anche da qui.

Quindi non solo Facebook, o Twitter, o la mania dei selfie. La strada è tracciata e noi ve la raccontiamo in queste pagine, sapendo che sarà routine quotidiana molto prima di quanto si possa immaginare. Paolo Beducci