Meccanica varia su livelli pre-crisi nell’export

by Redazione 0

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Secondo i dati diffusi da Anima il 25 novembre scorso a Milano in occasione dell’evento “Quale export per il 2017”, le vendite all’estero della meccanica varia e affine hanno segnato nei primi sei mesi dell’anno un incremento dello 0,8%, a 13,5 miliardi di euro, ritornando sopra i livelli pre-crisi, trend iniziato nel 2013 dopo la battuta d’arresto registrata tra il 2008 e il 2009.

FORTI NEL VECCHIO CONTINENTE. L’Europa si conferma il principale mercato per le aziende italiane del settore, con il 44% del totale, prima di Asia (22%) e Nord America (10%). Per quanto concerne i singoli paesi, Germania, Stati Uniti e Francia occupano le prime tre posizioni per export settoriale.
I tedeschi hanno acquistato prodotti e tecnologie italiane per 1,27 miliardi di euro, il 7% in più rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso. Soprattutto valvole e rubinetti (+1,1%), ma anche pompe (+12,7%) e turbine a gas (+20,6%); incrementi a due cifre nei primi sei mesi dell’anno anche per gli impianti di condizionamento (+16%).
I nostri vicini francesi hanno incrementato la domanda di meccanica varia del +10%, raggiungendo 1,18 miliardi di euro, con picchi di richieste per caldareria (+21,9%) e carrelli elevatori (+11,1%), oltre agli strumenti di movimentazione. Regno Unito e Spagna confermano e accrescono il loro interesse verso la manifattura italiana. Al sesto c’è la Turchia, che nel primo semestre ha visto aumentare gli acquisiti di made in Italy del +24%, per un totale di 418 milioni di euro, mettendo così fine al ciclo negativo che durava dal  2012.

anima_eventoGLI USA RALLENTANO. Le vendite negli Stati Uniti vanno bene, anche se hanno subito un calo dell’8% in valore, per un valore di 1,21 miliardi di euro, scontando la debolezza del dollaro sull’euro: segno meno per sollevamento e trasporto (-28%), mentre hanno mostrato un andamento soddisfacente i macchinari da costruzione (+7,5%), che assieme a valvole e turbine rappresentano più di un terzo del totale dell’export verso il paese.
Ha invertito rotta l’Arabia Saudita, che ha chiuso la prima parte dell’anno con una flessione degli acquisiti del 21%, mettendo fine ad un incremento che durava da cinque anni consecutivi. La guerra del petrolio ha influenzato fortemente il potere d’acquisto del paese, rallentando tutti i settori e progetti correlati.

RISCHIO INCERTEZZA NEL 2017. Intervenendo al convegno, il Presidente di Anima Alberto Caprari ha confermato il momento positivo per l’industria italiana del settore, anche meglio del previsto: “Il timore era di dover affrontare conseguenze economico-politiche molto più pericolose – ha affermato -. Anche gli ultimi mesi non hanno disegnato una situazione critica a livello di export. Gli avvenimenti in Turchia non hanno provocato effetti sugli scambi commerciali e le elezioni Usa non hanno sconvolto le borse, nè la Brexit sta incidendo sulle attività imprenditoriali. Il prezzo del petrolio si è assestato sui 50 dollari al barile diventando profittevole. Se ci sarà un’eco rilevante della mutevole geopolitica la avvertiremo probabilmente nel 2017″.

La Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine rappresenta in seno a Confindustria aziende che nel complesso occupano 210.000 addetti per un fatturato di 44 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 59%. I macrosettori rappresentati da Anima sono variegati: macchine ed impianti per la produzione di energia e per l’industria chimica e petrolifera – montaggio impianti industriali; logistica e movimentazione delle merci; tecnologie ed attrezzature per prodotti alimentari; tecnologie e prodotti per l’industria; impianti, macchine prodotti per l’edilizia; macchine e impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente; costruzioni metalliche in genere.