Meccanica varia: export verso Cina +6,3%

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Il rapporto tra l’Italia e la Cina sta cambiando. Federazione Anima, che rappresenta il comparto della meccanica varia, e il suo dipartimento internazionalizzazione monitorano le indicazioni provenienti da Bruxelles e Pechino per elaborare scenari utili alle aziende italiane. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi, dopo la flessione dovuta alla crisi finanziaria del 2010-2011, dal 2012 la Cina ha mostrato una domanda crescente di meccanica made in Italy. Durante il 2015 si è verificata una battuta d’arresto, in parte recuperata nel primo semestre 2016 (+6,3%), quando le esportazioni hanno toccato quota 403 milioni di euro.
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La Cina è l’ottavo mercato export per l’industria meccanica italiana. Le valvole e i rubinetti rimangono il primo prodotto in cima alla lista dei desiderata cinesi, anche se rispetto al 2015 questo segmento ha perso circa 20 milioni di euro di ordini (-18%).

Le pompe italiane hanno preso la via della Cina per un valore di 45 milioni di euro. Nel 2016 le turbine a gas hanno raggiunto 44 milioni di euro, distanziando gli 8 milioni dell’anno precedente. La stessa cifra è stata battuta dalle macchine da costruzione, in crescita dal 2015 (+25%). In controtendenza, gli impianti termici perdono l’11,8%.

L’export italiano in Cina è al centro dell’incontro che Anima  organizza il prossimo 8 febbraio presso la sua sede milanese. In questa occasione, gli imprenditori potranno incontrare alcuni esperti dei settori del credito, della logistica, dei controlli in dogana e confrontarsi su casi concreti. Saranno presenti, tra gli altri, Ice e uno studio legale internazionale.