Manifattura intelligente, il 66% delle aziende investe in IoT

by redazione 0

internet of things, symbol of IT industry

Figlia dell’era 4.0, anche l’Intelligenza Aumentata si sta facendo largo nel settore industriale e manifatturiero. E, a fornirci una visione d’insieme sull’argomento, ci ha pensato il panel “Le nuove forme di intelligenza”, svoltosi durante l’Inspiring Innovation – terza edizione della convention organizzata dal 14 al 15 maggio a Riccione da Var Group –  tra robor advisor che danno dritte a medici oncologi e calcolatori che prendono decisioni per conto dei ceo.

Puntare su software e servizi. Secondo le stime illustrate durante la convention, in Italia il 66% del mercato della manifattura intelligente è rappresentato da progetti di Internet delle Cose (che valgono 790 milioni di euro), seguito dall’analisi dei dati industriali (23% per 270 milioni) e dal cloud manufacturing, che arriva a coprire il 10% del mercato per un totale di 120 milioni di euro. Dati alla mano, il settore dell’IoT cresce a ritmi del 20% all’anno, ma per portare l’Industria 4.0 nelle imprese serve anche una grande capacità di integrazione. Anche per questo la filiera dei system integrator svolge già oggi un ruolo strategico con il 30% degli investimenti. La manifattura intelligente si nutre ancora molto di hardware, che rappresenta il 28% degli investimenti con sensoristica, sistemi IT e infrastrutture. In futuro però i maggiori investimenti si avranno nel settore dei software e dei servizi, due voci che al momento rappresentano il 22% e il 20% degli investimenti, ma che sono decisive per l’era 4.0.

Alla luce di questo, non ci si deve meravigliare se i vocaboli più ricorrenti quando si parla di intelligenza aumentata sono quelli di autonomia, sicurezza, controllo. Non solo perché oggi l’80% dei dati è nei data center aziendali (il resto è online), ma anche e soprattutto perché avremo sempre più a che fare con la figura del cosiddetto robot advisor, cui di qui al 2020 sarà demandata la scelta di una candidato per una posizione lavorativa nell’85% dei casi.