M&A settembre 2019

by redazione 0

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EDITORIALE di Paolo Beducci 

Quel che resta del giorno

Non ce ne voglia il premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro (che mai leggerà queste parole) se prendiamo in prestito il titolo di un suo grande successo. Struggente e profondo e che ci ricorda molto il presente di questa nazione sulle occasioni non viste e sul tempo che trascorre portandosele via. Fino al risveglio. Che può stordire e lasciare senza parole.

No, non intendiamo entrare nella vicenda politica di questo Paese. Non ci compete e soprattutto non aiuterebbe nessuno. Quindi su questa vicenda non leggerete una sola riga su questa rivista. Ci occupiamo di industria meccanica e di macchine utensili e a questo ci atteniamo. Proprio per rispettare questa consegna preferiamo concentrarci su alcuni dati ufficiali e non controvertibili. 

Iniziamo dalla terra di Angela Merkel da dove arrivano dati non proprio confortanti sull’andamento industriale. Una frenata che si è ripetuta in più mesi successivi e che lascia temere che la Germania possa entrare in quella che si chiama recessione tecnica (due trimestri consecutivi a PIL negativo) già a fine settembre. In Italia la situazione è altrettanto nota: consumi al palo da una decina di anni, cuneo fiscale sul lavoro esorbitante (sia per gli imprenditori che per i dipendenti) e dopo qualche anno di crescita  decente, ma non sufficiente a restare al passo dei migliori della classe, l’ultimo anno è stato a dir poco deludente. Da 1,6% a 0 tondo. E questo ovviamente è un bel problema, tutt’altro che facile da gestire.

È chiaro che il fardello che l’Italia si porta dietro è il risultato di quasi quarant’anni di scelte che hanno portato il debito pubblico dal 60% del PIL ( 1980) al 130 e fischia di oggi.  “Merito” di fenomeni come le baby – pensioni ottenute a meno di quarant’anni e di tante altre malefatte. A tutto quello si deve poi aggiungere un male endemico del Paese: il furto ai danni della collettività. Che si chiami corruzione o evasione è tecnicamente sempre e solo furto. 

Detto questo: ci sono stati negli ultimi anni dei tentativi di dare una mano alle imprese. Penso al piano Calenda per Industria 4.0 che è stato motore di quel + 1,6% di PIL, cui accennavamo prima.

Adesso si deve pensare al futuro. Si deve decidere cosa si vuole fare di questo Paese e da che parte si desidera mandarlo. Ci vuole una visione complessiva sul futuro.  

Si deve stabilire prima che sia troppo tardi che strada prendere. Chi ci governa o pretende di farlo deve avere ben chiaro nella mente che non si governa per essere rieletti, ma per dare un futuro al Paese, che è bene comune e che è sopra a quello personale.

Il rischio è di continuare a scivolare. Per carità, poco alla volta, senza troppi traumi ma anche senza invertire la rotta. Così da ritrovarci una mattina alla fine del dirupo senza possibilità di risalirlo e senza aver fatto quello che avremmo potuto e dovuto. Proprio come al protagonista del libro di Ishiguro.

 

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