M&A settembre 2016

by redazione 0

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IL SEMAFORO
di Paolo Beducci

OPINIONE
Credere di più nell’innovazione
di Daniele Panfiglio

TENDENZE
Gemelli diversi
di Fabio Basilico

CALEIDOSCOPIO
Gli avvenimenti del mese
A cura della redazione

PANORAMA
Evolut tecnologia per passione
di Nicoletta Buora

Ma dove vai se l’additive non hai?
di Marco Torre

Industry automation made in China: un’industria da reinventare
di Eleonora Panzeri

STORIA DI COPERTINA
Arriva da Ghiringhelli la senza centri flessibile
di Paolo Beducci

DOSSIER RETTIFICATRICI
Come andare in farmacia
di Francesco De Donatis

La flessibilità è solo il punto di partenza
di Paolo Beducci

“E pensare che odiavo la rettifica!!”
di Paolo Beducci

Anche i micron passano dal CNC
di Franco Baroni

INCHIESTA
Smart Factory un sondaggio per fare il punto della situazione
di Antonio Verona

VIDEO REPORTAGE
L’industrial automation tra presente e futuro
di Guido Rossi

FOCUS TORNI
Il Tornio del futuro…
di Nicoletta Buora

TECH
Elettromeccanici: quando assemblare un FPC costa di più che acquistarlo
di Hafeez Najumudeen e Gabriele Fulco

PRISMA
Notizie dalle aziende
di Gianluca Govoni

EDITORIALE

IL DNA DELLA MECCANICA
di Paolo Beducci

l problema è il seguente: accontentarsi o lottare perché il futuro possa vederci in crescita costante e protagonisti ancora e a lungo di un mondo che diventa sempre più piccolo nelle dimensioni, ma grande nei volumi? Perché alla fine il problema davanti a cui si trova il
Paese e l’industria nazionale nel suo complesso è molto più complesso di quanto si possa immaginare. Negli ultimi decenni l’Italia ha perso un pezzo alla volta molti dei principali settori industriali. E faremo ancora fatica a venirne fuori se crediamo che il futuro del Paese
possa essere legato a vestiti griffati, realizzati quasi sempre dove la manodopera costa un pugno di riso al giorno (quando c’è) e venduti a un pubblico sempre più ricco, ma non più sufficiente a garantire il benessere di tutti. O almeno, se vogliamo essere egoisti, neppure del mondo occidentale. In tutto questo ci sono le eccezioni. E il mondo che usa le macchine utensili ne è l’emblema. Ci sono imprese di dimensioni non sempre grandi, spesso piccole o al massimo medie secondo i criteri nazionali (dei microbi se si guarda al modo di misurare mondiale) che comunque riescono a farsi valere, magari andando a combattere coi propri pochi mezzi in aree lontane dieci o più ore di volo, quando fino a pochi anni fa avevano in casa un mercato locale che permetteva loro di essere forti anche fuori dai confini. Non che oggi non lo siano più, ma fanno di sicuro più fatica. Soddisfare un mercato che si sviluppa per il 70 o l’80% all’estero (e spesso anche di più) è senza dubbio una fatica più grande. Quindi non può non farci contenti vedere che il mercato nazionale della macchina utensile abbia ripreso vigore anche per gli ordini locali. Anche se in questa fase un po’ a discapito dell’export. Segno che il mercato nazionale comunque si prepara a affrontare il futuro e che da noi, accanto ai costruttori di macchine utensili, anche gli utilizzatori credono che ci sia un futuro positivo e di
crescita. Magari in questa fase sarà guidato più dall’export che dai consumi interni, ma comunque andranno alla fine ad aiutare maestranze nazionali. D’altra parte non sono poche le aziende che producono qualità ad avere capito che in futuro c’è e ci sarà spazio anche sul nostro mercato per prodotti di alta fascia (ci riferiamo ai contenuti) che altrove non possono trovare applicazioni. Il re-shoring non è più una moda o una tendenza, è una realtà. Chi ha pensato di poter produrre in paesi low cost cose che si facevano solo da noi, è tornato indietro. Perché dietro un oggetto di qualità costruito da mani esperte non ci sono solo dieci o venti anni di lavoro e crescita professionale di una persona o di un gruppo di lavoro, ci sono generazioni cresciute secondo certe logiche e studi recenti hanno dimostrato che il DNA non
è immutabile, il DNA cambia in funzione degli ambienti, delle esperienze, delle abitudini dell’alimentazione e di molto altro ancora. E con una storia come la nostra, che può vantare a partire da Leonardo da Vinci, l’abitudine alla tecnologia e allo studio all’ingegno, non possiamo non pensare che qualche predisposizione genetica si sia sviluppata…