M&A ottobre 2016

by redazione 0

ottobre

IL SEMAFORO
di Paolo Beducci

CALEIDOSCOPIO
Gli avvenimenti del mese
A cura della redazione

INTERVISTA
Giapponese alla milanese
di Paolo Beducci

PANORAMA
La velocità crea profitto
di Fabio Basilico

Indossare informazioni e soluzioni
di Marco torre

Industry 4.0, a parole
di Eleonora Panzeri

In viaggio tra le opportunità della Quarta Rivoluzione industriale
di Nicoletta Buora

Il futuro visto da Piacenza
di Franco Baroni

TECH
Macchine utensili: quando il sistema di ancoraggio si fa magnetico
di Roberto Faranda e Nico Marchiante

STORIA DI COPERTINA
FANUC: Pronti per la Smart Factory
di Paolo Beducci

DOSSIER AUTOMOTIVE
La scelta di Porsche
di Marco Torre

Spianature, l’ultima generazione convieene
di Marco Torre

E’ davvero Fiesta con i Co-bot
di Francesco de Donatis

Giapponesi made in Brescia
di Paolo Beducci

Aria nuova in officina
di Paolo Beducci

TECH
Random Bin-picking, i tempi sono maturi
Alessandro Caprioli

MERCATO
Transfer, tecnologia tailor made
di Nicoletta Buora

FOCUS
Da fornitori a partner strategici: il nuovo ruolo dei produttori di utensili
di Sara Bonelli

SPECIALE METROLOGIA
a cura di Franco Canna

PRISMA
Notizie dalle aziende
a cura della redazione

EDITORIALE
IL MERCATO “STRAPPATO” E LA PUNTA DEL NASO
di Paolo Beducci

Nelle ultime settimane abbiamo più volte cercato di fare una sintesi di ciò che
accade sul mercato della macchina utensile. Perché fra alti e bassi dell’economia
nazionale anche il mondo della meccanica può risentirne. Così nei giorni della
AMB di Stoccarda, accanto al solito lavoro di routine che ci vede impegnati
quando ci sono manifestazioni fieristiche (anche se non rilevanti per il mercato
nazionale) abbiamo cercato di capire parlando con costruttori e operatori del
mondo della macchine utensile cosa vedono e prevedono per il nostro mondo
nel medio periodo. Per essere certi di non ricevere risposte di cortesia mista a
ottimismo di maniera, non abbiamo vestito le nostre domande con l’abito
dell’ufficialità. Abbiamo scambiato le “solite” quattro parole informali.

Si sta verificando un allargamento della forbice fra chi in Italia acquista
macchine utensili. Da una parte ci sono coloro che hanno capacità di
investimento e la voglia di progredire: quindi si adeguano alle necessità del
mercato e della concorrenza investendo in tecnologia di altissimo livello.

Dall’altra c’è chi invece per motivi vari non può farlo o sceglie di non farlo e si
accontenta di scivolare lentamente (ma quanto lentamente?) verso la guerra
dei prezzi. Quella in cui non si vende più tecnologia e qualità, ma si compra
lavoro.

La differenza non è cosa di poco conto: è fondamentale. È lo spartiacque fra
vivere e sopravvivere. Dove il sopravvivere è l’anticamera della chiusura.
Ciò che più è emerso fra i discorsi raccolti agli stand è che se si rimane nella
fascia di mercato più bassa, o comunque in aree di investimenti contenuti un
po’ di mercato c’è. Come del resto c’è un mercato per gli impianti di grande
livello tecnologico. In mezzo si sta creando il vuoto. Cosa significa questo?

Probabilmente che c’è una industria che ce l’ha fatta o ce la sta facendo che ha
deciso di investire in misura pesante sul proprio futuro, mentre ce n’è un’altra
fatta spesso di realtà che si accontentano di investimenti molto più piccoli e
quindi sono destinate a perdere gradini nella scala della appetibilità sul
mercato. Insomma c’è una parte del mercato che ha deciso, scelto, di
concorrere sul prezzo e non sulla tecnologia e sulla competitività.

Ci sono stampisti che comprano macchine pallettizzate da milioni di € e
concorrenti che come prima domanda che rivolgono al potenziale fornitore
sillabano: “Quanto costa?”. Ancor prima di decidere quali siano le reali
necessità, le opportunità tecnologiche offerte e il ritorno dell’investimento. La
sensazione è che sia una parte di mercato che ha deciso di combattere sulla
propria pelle e non sugli investimenti una guerra difficile, mettendosi a
confronto con chi si tiene a galla riducendo margini e ricorrendo a tutti i
possibili escamotage.

Ma come si può pensare di concorrere con i Paesi low cost riducendo i propri
costi e non incrementano l’efficienza e la qualità?
Non è però come verrebbe da immaginare, solo un problema di mentalità. Non
crediamo che ci siano piccoli imprenditori che preferiscono la Porsche al futuro
della propria azienda. Pensiamo che si tratti di aziende che cercano come
possono di venire fuori dal pantano degli ultimi anni. Qualche piccola boccata
di aria fresca è venuta dal superammortamento, ma siamo ancora lontani dalla
soluzione del problema, che deve vedere una politica industriale compiuta e
chiara e non una serie di interventi più o meno efficaci, più o meno
estemporanei, più o meno cerchiobottisti per non scontentare nessuno. E non è
solo colpa della politica da decenni inadeguata e incapace di rinnovarsi nella
sostanza oltre che nelle parole. La sensazione è che si sia arrivati al redde
rationem, al rendiconto di una crisi strutturale, che deve essere affrontata in
modo chiaro e definitivo. L’industria meccanica italiana, ha dalla sua uno dei
comparti più attivi e tecnologicamente evoluti a livello globale della macchina
utensile e ci pare assurdo che il mondo degli utilizzatori si stia letteralmente
aprendo fra chi compete e chi si arrangia. Forse è davvero venuto il momento
di fare scelte di politica industriale che guardino un passo oltre la punta del
naso.