M&A novembre-dicembre 2017

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EDITORIALE – di Paolo Beducci

La pulce nell’orecchio 

Più volte nelle ultime settimane ci siamo imbattuti in aziende produttrici di macchine utensili i cui responsabili ci raccontavano dell’ottimo andamento di mercato, del momento d’oro per l’impresa del settore e della incontestabile ripresa che il comparto di chi ci legge, gli utilizzatori di macchine utensili, sta indubbiamente vivendo.
Il punto in tutte le nostre chiacchierate stava però in un altro elemento. Molto semplice da spiegare ma non facile da comunicare senza il rischio di essere tacciati per facili “criticoni”: perché se una cosa funziona è bene non toccarla e goderne i frutti senza farsi troppe domande.
Non siamo iscritti al partito dei sempre contenti e neppure a quello dei incontentabili. Siamo abituati a ragionare liberamente e qualche volta ne paghiamo anche il prezzo. Magari sapendo a priori che ci sarà un prezzo da pagare. Non è per fortuna questo il caso, però una piccola
pulce nell’orecchio vorremmo metterla.
Il momento, dicevamo, è davvero ottimo e le aziende italiane lavorano a pieno ritmo. Soprattutto per i mercati esteri (ci riferiamo agli utilizzatori di macchine utensili). Chi esporta, chi lavora in giro per il mondo (e sono tanti per nostra fortuna) vive davvero un ottimo
momento.
Per produrre si deve investire e quindi anche il mercato delle macchine utensili marcia a pieno ritmo. C’è però un rischio (solo un rischio) di corto circuito. Proviamo a illustrarlo. Chi in questo momento investe in macchine e attrezzature sicuramente cerca di fare propria l’opportunità di godere dei vantaggi fiscali che ne derivano. Giusto. Ma siamo sicuri che tutti siano altrettanto sicuri e capaci di trasformare le proprie aziende in imprese 4.0? Per chi lavora con i grandi gruppi mondiali la cosa non si discute. La strada è segnata e se vorranno lavorare per di là dovranno muovere. Per gli altri? Quanti saranno davvero in grado di attrezzarsi per farsi portare dall’onda 4.0?
Il nostro timore è che dietro questa corsa non ci sia una vera e assoluta consapevolezza di ciò che dovranno fare molte aziende per diventare davvero 4.0. Temiamo che ci sia ancora poca preparazione in materia pratica. Che molto sia vissuto un po’ troppo “facilmente”.
Non sono pochi gli imprenditori che ci hanno confidato che non tutti siano davvero pronti a un salto metodico e organizzativo così importante e impegnativo. Questo non è un appello a lasciar perdere, a tirarsi indietro, ma solo una esortazione a fare le cose per bene fino in fondo assumendosi oneri e onori di una scelta che davvero potrà cambiare i destini delle aziende. È il momento di approfittarne fino in fondo, di rendere le nostre aziende moderne e efficienti fino in fondo evitando di ridurre il tutto a una semplice corsa all’incentivo. L’occasione è troppo importante: fare il passo decisivo verso il futuro per la nostra azienda e per il Paese in cui abbiamo la fortuna di vivere e produrre.