M&A novembre 2016

by redazione 0

NOVEMBRE MA

IL SEMAFORO
Non c’è futuro senza rispetto
di Paolo Beducci

TENDENZE
I robot ci ruberanno il lavoro?
di Marco Torre

PANORAMA
L’innovazione passa di qua
di Francesco De Donatis

Utensili al centro della Smart Factory
di Nicoletta Buora

INTERVISTA
Il bello del magnete
di Paolo Beducci

DOSSIER CENTRI DI LAVORO
Si fanno in otto per risolvere ogni problema
di Paolo Beducci

“Abbiamo cambiato passo”
di Marco Torre

La fantasia come strumento di crescita
di Franco Baroni

IN FABBRICA
Il vuoto che stampa
di Paolo Beducci

SPECIALE PLM
a cura di Nicoletta Buora

Il PLM nel mondo degli oggetti parlanti

PLM per ogni esigenza di business

FOCUS 
Il futuro della robotica tra Cobot e assistenti intelligenti
di Franco Canna

SPECIALE BI-MU IN PILLOLE
BI-MU sugli scudi
di Franco Baroni

Informazioni sempre accessibili e macchine connesse.
Il futuro (e il presente) dell’Industrial Automation passa da qui
di Eleonora Panzeri

Cover Story Fagor Automation in BI-MU 2016

VIDEO REPORTAGE: VISTI IN BI-MU

L’automazione al servizio della macchina utensile
di Franco Canna

Le aziende alle prese con il futuro
di Franco Baroni

 

 

EDITORIALE

NON C’È FUTURO SENZA RISPETTO

di Paolo Beducci

Inevitabile cercare di tracciare in questa pagina un quadro complessivo dell’annata che si avvia a chiusura. Anche in considerazione della recente BI-MU cui abbiamo dedicato ampio spazio in questo numero della rivista.
Il 2016 si avvia a essere un ottimo anno per la macchina utensile. Sia per i risultati di vendita sia per le prospettive che si aprono sui mercati interni e internazionali. Il mercato interno ci interessa più di altri. Se non altro perché i nostri lettori sono coloro i quali operano in Italia.

La promessa del Piano nazionale per l’innovazione industriale legato a Industry 4.0 sembra avere portato ulteriore vitalità a un settore che marcia a tutto gas.
Adesso si dovrà vedere cosa accadrà realmente, come sarà articolata la manovra: se come di spesso accade in Italia si tratterà di annunci e qualche regalino qua e là o se, come speriamo e siamo fiduciosi sia, ci saranno davvero interventi determinanti e utili per modernizzare il Paese, che ne ha un bisogno estremo.

Ma questo Paese non ha solo bisogno di innovazione e di crescita tecnologica. Questo Paese ha bisogno di civiltà, di rispetto delle regole, di voglia di credere
nel futuro. Sono questi tre argomenti apparentemente non perfettamente omogenei fra loro. Ma non è così. Sempre più, aprendo i giornali, troviamo dati sulla disoccupazione giovanile a cifre da partita di basket e quella complessiva non certo più incoraggiante. Il Paese ha bisogno di futuro, ha necessità di dare
dignità a chi lavora, ai giovani. Non si può pensare di costruire una nazione pensando che le fondamenta possano essere lavoro precario, vaucher e incertezza totale per i giovani. Proprio ieri leggevo di una ragazza che in Italia era costretta a fare una specie di “abusivato” (come chiamereste il lavoro gratis?) in università lavorando per il barone di turno mentre oggi, in un Paese UE, ha un contratto regolare e ben retribuito come professore associato in un’importante università? Sinceramente lo chiamerei “furto di futuro”.

Nelle scorse settimane, quando è girato un opuscolo del Ministero delle attività produttive in cui, fra i motivi per cui investire in Italia era indicato il basso costo del lavoro, non abbiamo sentito imprenditori insorgere per spiegare che in Italia la qualità e la competitività non si fanno perché il costo del lavoro è basso. Ma si fanno perché gli imprenditori sanno fare il loro lavoro nonostante uno Stato sostanzialmente in affanno e incapace di fare rispettare le regole a chi non le rispetta, dove i cittadini e le imprese sono sudditi e non risorse. Penso spesso ai pendolari, quelli che si affollano su carrozze di treni fatiscenti e pericolose ogni mattina. Sono persone che stanno andando a costruire ogni giorno il benessere di questo benedetto Paese, spesso trattati dallo stesso Stato per cui lavorano (e pagano le tasse) con indifferenza e sufficienza. Penso che queste persone debbano essere più rispettate, il rispetto non è forma, è sostanza. Senza il rispetto non si va da nessuna parte.