M&A marzo 2017

by redazione 0

ma marzo

EDITORIALE
Spunti e appunti
Paolo Beducci

CALEIDOSCOPIO
Gli avvenimenti del mese
A cura della redazione

PANORAMA
Titanio mon amour
Francesco De Donatis

Industry 4.0 al centro del dibattito
Paolo Beducci

DMG MORI, future ready
Paolo Beducci

Le stelle della rettifica
Marco Torre

STORIA DI COPERTINA
Obiettivo Smart Efficiency
A cura della redazione

DOSSIER GRANDI LAVORAZIONI
Gantry, grande e all’avanguardia
Paolo Beducci

A quota dieci
Marco Torre

Adatta per pezzi di grandi dimensioni
Marco Torre

INDUSTRY AUTOMATION
Motori e azionamenti, come cambiano le regole
Franco Baroni

Il monitoraggio dei consumi energetici nell’era della digitalizzazione
Franco Canna

PRISMA
Notizie dalle aziende
A cura della redazione

 

EDITORIALE

Spunti e appunti

Paolo Beducci

Ci sono alcuni spunti che abbiamo raccolto negli ultimi mesi che ci piacerebbe condividere con voi. Il primo, e qui non ci stancheremo mai di battere sul chiodo, riguarda la dimensione media delle aziende. Durante una recente chiacchierata con un dirigente di una società italiana ci veniva fatta notare una cosa piuttosto interessante: gli italiani sono ai primissimi posti ( complessivamente) a livello mondiale fra i costruttori e gli esportatori di machine utensili. Fin qui nulla di nuovo, anzi. Si tratta di una condizione di cui siamo piuttosto fieri. Soprattutto se si tiene presente il gap di efficienza fra il nostro Sistema Paese e quello delle nazioni nostre dirette concorrenti.

Se però si guarda ai dati delle singole aziende, l’impresa italiana delle macchine utensili, che complessivamente sta sempre in zona podio a livello mondiale, improvvisamente diventa una realtà fatta di mille piccole unità che difficilmente hanno dimensioni importanti. Questo si traduce in una minore capacità di efficienza e di investimento e per certi versi rende più difficile competere con facilità a livello globale. Però c’è da riconoscere che la dimensione piccola delle aziende nostrane le rende più reattive e più pronte nel seguire i cambiamenti del mercato.

Come sempre ci sono elementi positivi e negativi a fare da contorno a queste situazioni. Siamo persuasi che sarebbe utile per molte aziende trovare il modo di cooperare per individuare le aree in cui mettere insieme le forze e quindi dove poter realizzare economie di scala e sinergie utili alla competitività. L’altro aspetto su cui ci siamo trovati spesso a riflettere negli ultimi tempi è il tasso di export delle aziende italiane che, dopo anni passati con livelli nell’ordine del 70/80% sul fatturato, nel 2016 si è riportato a livelli più fisiologici e promette nel 2017 di essere ancora più contenuto. Il fatto che la percentuale di export cali significa in questa fase che i nostri costruttori stanno alimentando un mercato interno che ha ripreso vigore. Ne parlava anche Alfredo Mariotti, Direttore Generale di UCIMU in una recente e interessante trasmissione televisiva andata in onda su CNBC.

È vero, il mercato nostrano gode sicuramente degli aiuti sotto forma di super e iper ammortamento sugli investimenti, ma anche e soprattutto si trova in una fase di crescita in cui gli utilizzatori di macchine utensili hanno molto lavoro, molto progetti e tanta voglia di realizzarli velocemente. D’altra parte per troppi anni il settore ha tirato i remi in barca per ciò che concerne gli investimenti in nuove opportunità produttive. Ora gli ammortamenti incentivati permettono di dare quella spinta che altrimenti farebbe fatica ad emergere. Una spinta importante e per certi versi provvidenziale visto che contribuisce a creare quegli investimenti importanti che servono alla crescita tecnologica del settore e al suo svecchiamento. Che cosa potrà derivare da questa nuova ondata di investimenti che interessa il nostro paese da oltre un anno in modo così intenso? In primo luogo un po’ di respiro per gli operatori del comparto macchine utensili. Produttori, importatori o distributori che siano. Poi però il vantaggio sarà decisamente più importante perché permetterà alla nostra industria manifatturiera di poter tornare a competere con macchinari freschi, più efficienti e più rispettosi dell’ambiente potendo incrementare sensibilmente la competitività che in questi anni era stata salvaguardata a costo di grandi sacrifici da parte di tutti. Ora è giunto il momento di raccogliere i frutti di tanta fatica.