M&A aprile 2017

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MA_APRILE

EDITORIALE
Ridateci i dieci comandamenti
Paolo Beducci

CALEIDOSCOPIO
Gli avvenimenti del mese
A cura della redazione

PANORAMA
Il laser camaleonte
Paolo Beducci

Il futuro fra stampi ed aerospace
Franco Baroni

75 anni di successi e innovazione
Francesco De Donatis

SPECIALE MECSPE 2017 VIDEO REPORTAGE
All’insegna dei più giovani e dell’ottimismo
A cura della redazione

STORIA DI COPERTINA
Un’idea che dura da vent’anni
Paolo Beducci

DOSSIER SISTEMI DI PROGETTAZIONE
Il mago degli stampi
Franco Baroni

Più è difficile più ci piace
Marco Torre

INDUSTRY AUTOMATION
La visione per la qualità di prodotti e processi
Franco Canna

INTERVISTA
Il bello dell’Italia
Paolo Beducci

SPECIALE RETTIFICATRICI
La rettifica ai tempi di Industry 4.0
Paolo Beducci

REPORTAGE
Linz, dove nascono i torni di prima classe
Francesco De Donatis

PRISMA
Notizie dalle aziende
A cura della redazione

EDITORIALE

Ridateci i dieci comandamenti

Paolo Beducci

Ci sono voluti diversi mesi (solo quattro) ma alla fine la montagna ha partorito il topolino. Speriamo solo che il topolino sia in buona salute e non soffra di danni tali da pregiudicarne la presenza in vita.

La montagna è il carrozzone del MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico), il topolino è la norma attuativa (anzi le norme attuative) della parte di Legge di programmazione economica e finanziaria che si riferisce all’iperammortamento e alle regole che lo guidano e che servono a identificare se una macchina, un impianto, abbia le caratteristiche tecniche per rientrare nelle norme che permettono di accedere all’iperammortamento inerenti la congruità (ci siamo subito adeguati al linguaggio) ai criteri generali che guidano le norme su industry 4.0.

Insomma una fatica boia che non ha eguali nel mondo. Siamo l’unico Paese che si può permettere di fare una Legge e poi di avere bisogno di un decreto attuativo per interpretare la Legge. E poi ci domandiamo perché in tutta la Francia ci siano meno avvocati che in Provincia di Roma?

Ai miei tempi, parliamo di mezzo secolo fa quando ero un bambino, la legge numero sette diceva che non si ruba. Punto. Ce n’era un’altra che vietava di dire falsa testimonianza, una che ci costringeva a onorare il padre e la madre, e un’altra – meno rispettata dobbiamo ammetterlo – che ci imponeva di non desiderare la donna d’altri. Ma la cosa finiva lì. O poco oltre.

Lo so ho volutamente portato le cose al paradosso, allo sberleffo. Ma che ci vogliano mesi per sapere quello che dice una Legge credo sia cosa di novelle dal sapore antico. Quelle in cui alla fine a vincere doveva essere sempre lo stesso: il re perfido.

Nelle novelle – come nelle favole – a un certo punto arrivava il buono, il principe azzurro, o il “deus ex machina” delle commedie latine che con quattro pedate nel sedere ben assestate risolveva tutto. E riportava l’ordine. Bene, i tempi sono cambiati. La Legge non è più uno strumento di confine fra il lecito e l’illecito, fra il concesso e il non concesso, fra il bene e il male. Uno strumento da cui si possa dedurre che una cosa è fattibile a certe condizioni e non ad altre.

Così, adesso che sono arrivati i decreti attuativi sull’iperammortamento inizieranno i distinguo e le precisazioni. E in più se per caso si sbaglia qui si torna alla legge del taglione! Hai sbagliato? Zac! Via la mano!! Tanto che alcune aziende italiane (ne parliamo in questo numero) pur di non perdere tempo nella palude fangosa delle norme ha rinunciato all’iper e si è limitata al super (ammortamento) che essendo in vigore già da un annetto qualche speranza di maggiore interpretabilità lo offre.

Eppure sarebbe così semplice ripristinare i dieci comandamenti…..