Data-driven nell’agenda dei costruttori di macchine utensili

by Redazione 0

cecimo

cecimo_disegnoIn occasione della assemblea generale di Cecimo, federazione europea dei costruttori di macchine utensili, tenutasi a Roma lo scorso 26 novembre, è stata condotta un’indagine presso i CEO delle aziende sul ruolo presente e futuro dei modelli di business “data-driven”, caratterizzati dalla raccolta, elaborazione e gestione di grandi volumi di dati al fine di migliorare i processi industriali.

NUOVI MODELLI DI BUSINESS. I risultati dell’indagine mostrano come, per la maggior parte dei costruttori presenti all’assemblea, entro i prossimi dieci anni questo approccio diventerà prioritario, insieme a all’internalizzazione delle conoscenze, alla visione “prodotto come servizio” e all’approccio basato su piattaforme.
Non solo: la metà di chi ha risposto al questionario ritiene l’avvio di programmi europei capaci di fondere ITC e tecnologie di produzione il principale pilastro per sostenere nuovi modelli di crescita, seguito da normative neutrali e che possano sfidare il futuro.
Un terzo aspetto essenziale allo sviluppo di nuovi modelli di business, indicato dalla maggior parte dei costruttori di macchine utensili, è la comprensione dei bisogni digitali dei clienti e la cooperazione con essi.

MANCANO COMPETENZE. Secondo Filip Geerts, Direttore generale di Cecimo, i costruttori di macchine utensili fanno sempre più fatica a trovare lavoratori con le conoscenze e le competenze necessarie per applicare soluzioni digitali ai processi di produzione di ultima generazione. Autorità pubbliche, mondo della scuola e industria devono quindi investire di più e meglio nella messa a punto di nuovi modelli di formazione capaci di fondere discipline diverse, tra cui la programmazione software e l’ingegneria di processo. A livello europeo, inoltre, è necessario coordinare e accelerare i programmi di finanziamento avviati dagli stati membri per la modernizzazione dei processi produttivi nelle aziende manifatturiere.

ACCESSO AI DATI. In uno scenario di progressiva digitalizzazione dei processi emergono aspetti come la gestione e la protezione dei dati “grezzi” generati da impianti, macchine e componenti: l’accesso a questi dati è oggi definito da contratti privati tra fornitori e utilizzatori, ma con l’aumentare della complessità dei processi, questo approccio bilaterale potrebbe diventare troppo complesso da gestire, soprattutto con l’aumentare degli attori coinvolti e il diffondersi di piattaforme e reti per l’interscambio dei dati.
“Se l’Europa vuole dotarsi di una base industriale competitiva e data-driven, i costruttori di macchine utensili dovranno poter accedere ai dati provenienti dalle macchine lungo tutta la filiera – sottolinea Luigi Galdabini, Presidente di Cecimo -. I benefici son evidenti: aumento della produttività, maggiore sicurezza, risparmio energetico e di materie prime, considerato che le macchine utensili sono un fattore abilitante nella produzione di altre apparecchiature e macchinari industriali utilizzati in diversi settori“.

MERCATO. Nel corso dell’Assemblea sono stati anche illustrati i dati sul mercato europeo delle macchine utensili e i principali trend di sviluppo. Nonostante i segnali di un rallentamento della crescita dell’economia a livello mondiale, l’industria europea di settore mantiene una posizione rilevante, concentrando oltre il 40% della produzione mondiale di macchinari. Produzione che quest’anno calerà leggermente, passando dai 61,5 miliardi del 2015 ai 60 miliardi circa del 2016, a causa del basso livello degli investimenti del sistema industriale nel suo complesso. Cina e Brasile, in particolare, vedono contrarsi produzione e domanda con tassi a due cifre.
Passando all’industria europea, la produzione dovrebbe superare quest’anno i 24 miliardi di euro, mentre le esportazioni potrebbero attestarsi a 18,7 miliardi di euro, nonostante il declino delle vendite sui mercati asiatici e il crollo del mercato russo (-30%), in seguito all’entrata in vigore delle sanzioni UE. Le cose vanno meglio negli Stati Uniti e in Messico, dove l’export europeo cresce trainato dai nuovi investimenti nel settore automobilistico e, più in generale, dal ritorno del manifatturiero in tutto il Nord America. Anche la domanda europea dovrebbe mantenersi su buoni livelli, grazie al migliorato clima economico, che potrebbe far uscire dai cassetti investimenti già pianificati, ma non avviati in attesa di tempi migliori.