Federmeccanica punta sul rinnovamento delle relazioni industriali

by Redazione 0

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Si è tenuta venerdì scorso a Brescia l’Assemblea Generale 2016 di Federmeccanica, dedicata quest’anno al tema del “Rinnovamento” delle relazioni industriali, argomento delicato in un momento critico delle trattative per il “rinnovo” del Contratto nazionale di lavoro. Rinnovamento che nell’ottica dell’associazione dell’industria metalmeccanica si basa su due due capisaldi: “la consapevolezza che l’impresa rappresenta un bene di interesse comune da tutelare e il principio della centralità della persona, con una grande attenzione ai nuovi bisogni dei collaboratori a cui dare risposta attraverso il welfare e la formazione”.

RELAZIONE DEL PRESIDENTE. Nella relazione all’Assemblea, il presidente Fabio Storchi ha reso omaggio all’industria bresciana: “Ci troviamo in una terra la cui storia è intrecciata a quella dell’industria italiana – ha ricordato il Presidente di Federmeccanica -. Con ben 119 anni di vita l’Associazione Industriale Bresciana è la più antica d’Italia: l’industria bresciana è molte cose, ma è soprattutto industria metallurgica e metalmeccanica. Il ferro e il fuoco sono, da tempo immemorabile, le materie prime a partire dalle quali si è sviluppato un saper fare che colloca l’industria bresciana ai vertici mondiali in una molteplicità di settori. Un primato che trova conferma nei quasi 15 miliardi di export – realizzati nel 2015 – che fanno di Brescia la quarta provincia esportatrice d’Italia”.

fedmec_bocciaCONVERSAZIONI. Dopo i saluti del Presidente dell’Associazione Industriale Bresciana Marco Bonometti e del Sindaco di Brescia Emilio Del Bono, i temi chiave dell’Assemblea sono stati approfonditi attraverso due diverse “conversazioni”. La prima, dedicata a Impresa bene comune, ha visto la partecipazione di Enzo Benigni (Presidente e Amministratore Delegato Elettronica S.p.A.), Aldo Bonomi (Sociologo, Presidente Consorzio AASTER) e Pasquale Forte (Presidente Eldor Corporation S.p.A.). La seconda conversazione, con focus sulla Centralità delle persona, è stata arricchita dai contributi di Claudio Galli (Regional HR EMEA Lombardini – Kohler Engines), Maria Cristina Gribaudi (Amministratrice Unica Keyline S.p.A.) e Daniele Marini (Università di Padova, Community Media Research). È poi intervenuto il Sottosegretario alla Presidenza del ConsiglioTommaso Nannicini seguito dal neopresidente di Confindustria Vincenzo Boccia, cui sono toccate le conclusioni.

QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Il tema di Industria 4.0 non poteva non far capolino nella riunione degli industriali metalmeccanici . “Da tempo, siamo immersi in un processo evolutivo nel quale tecnica, pensiero e azione s’intrecciano per dar vita a quella che viene definita la Quarta Rivoluzione Industriale – ha sottolineato Storchi -. Dopo la macchina a vapore, dopo l’elettricità e dopo l’elettronica, si dischiude una nuova era: quella della connettività e della rete”.
“Si va definendo un nuovo benchmark competitivo – ha aggiunto -. Le imprese, i sindacati, le istituzioni, i sistemi locali e le persone devono modificare in profondità il loro modo di pensare, di vivere e di lavorare. Senza nuovi occhi è difficile comprendere l’attualità, l’organicità e la coerenza di quello che abbiamo chiamato Rinnovamento Contrattuale”.

ABBANDONARE LA CONFLITTUALITÀ. Fabio Storchi ha quindi posto l’accento sul ruolo della Rappresentanza nelle relazioni industriali: “Non temiamo le divergenze perché consideriamo il confronto come l’unica via per raggiungere il miglior accordo possibile. Per questo invito i rappresentanti sindacali ad abbandonare la conflittualità che danneggia tutti – lavoratori e imprese – per riprendere la strada del dialogo, su nuove basi, andando oltre le liturgie e le ritualità superate. Dobbiamo utilizzare il linguaggio della verità nei confronti degli imprenditori e dei lavoratori. Ai primi, diciamo che il presente e il futuro richiedono relazioni industriali di qualità che rappresentano una grande sfida culturale. Ai secondi, proponiamo risposte ai loro nuovi bisogni di tutela e sicurezza, attraverso il welfare e la formazione per tutti”.

fedmec_storch2iCRISI, COMPETITIVITÀ E RETRIBUZIONI. Il Presidente di Federmeccanica ha affermato che questi anni di crisi hanno rappresentato uno shock per l’economia reale e per la società che impone un profondo cambiamento culturale, non solo delle regole: “Possiamo produrre ogni tipo di analisi e inventare ogni tipo di formula, tuttavia, esiste un unico e sempre più evidente dato di fatto. I posti di lavoro e il livello retributivo sono legati all’esito del confronto competitivo, in un mercato ormai globale. Dunque, se l’impresa perde quote di mercato e di reddito offrirà ai dipendenti minori posti di lavoro e sarà in grado di pagare retribuzioni inferiori. Ciò significa che i rischi devono essere condivisi: consapevolmente e contrattualmente”.

DUE LIVELLI DI CONTRATTAZIONE. “Per queste ragioni – ha sottolineato Storchi – abbiamo elaborato un impianto contrattuale su due livelli, fra loro complementari, che realizzi un rapporto più avanzato ed equilibrato tra parte fissa e parte variabile della retribuzione, collegata ai risultati. Una soluzione nella quale il Contratto nazionale resta il cardine di riferimento – con funzioni di tutela e garanzia sui diritti fondamentali – lasciando spazio ai contratti aziendali, che devono essere legati sempre più al reale andamento aziendale e all’effettiva produzione di valore”.
Secondo il Presidente di Federmeccanica, rispondere sia alle necessità competitive dell’azienda, sia alle esigenze dei suoi collaboratori e della società, è possibile. Le imprese e il lavoro devono affrontare una nuova sfida: trovare nuove formule di collaborazione per “creare valore condiviso”. Ma la via italiana alla partecipazione non deve imitare modelli elaborati in altri Paesi, per noi improponibili. Al contrario, deve nascere all’interno di quel capitalismo molecolare, familiare e di territorio che rappresenta il cuore e la parte prevalente della manifattura italiana.

APRIRE UNA NUOVA ERA. “I metalmeccanici, siano essi imprenditori o lavoratori – ha concluso nella sua relazione all’Assemblaa – hanno la possibilità di aprire una nuova strada. La trattativa che Federmeccanica ha in corso non è uno scontro muscolare tra due fazioni. Al contrario, è un confronto nel quale la premessa indispensabile è comprendere che il mondo è cambiato e che con esso devono cambiare le relazioni industriali. Il nostro obiettivo non è quello di creare modelli contrattuali astratti, ma puntare ad un nuovo modo di agire, molto pragmatico, per affrontare i problemi reali delle imprese e delle persone, a cui dobbiamo dare risposte concrete”.

MONITOR SUL LAVORO. La posizione dell’Associazione riflette anche gli ultimi dati provenienti dal “Monitor sul Lavoro”, promosso da Federmeccanica e realizzato da Community Media Research. L’indagine – afferma l’associazione – mette in luce un mondo del lavoro attento alle trasformazioni: definire un salario minimo nazionale e legare una parte dello stipendio alla produttività, lasciando la negoziazione a livello aziendale, sono proposte che incontrano grande favore all’interno della platea dei lavoratori.
Alla formazione professionale viene attribuita sempre maggiore centralità: il 90,2% dei metalmeccanici la giudica utile per fare il proprio lavoro, l’86,2% la ritiene indispensabile per la carriera professionale.

INDICE DI INNOVAZIONE CONTRATTUALE. Il Monitor introduce l’ndice di “innovazione contrattuale”, dal quale scaturiscono tre profili prevalenti: gli “innovatori”, quanti si sono mostrati in accordo con le proposte del “rinnovamento” contrattuale proposto da Federmeccanica, che sono il 42,1% dei metalmeccanici; i “conservatori”, che manifestano una prevalente contrarietà alle innovazioni proposte e sono il 35,8% e gli “incerti”, che sono il 22,1%.
Dal Monitor emerge anche una scarsa conoscenza del regime fiscale a cui sono sottoposti alcuni elementi di grande importanza. “Se tre interpellati su quattro hanno una corretta nozione dei meccanismi di tassazione sugli aumenti salariali in busta paga, solo il 50% ha consapevolezza dei vantaggi fiscali legati alle forme di welfare aziendale . nota Federmeccanica -. La maggioranza dei metalmeccanici è quindi disponibile al cambiamento, ma ha necessità di comprendere meglio il valore del Rinnovamento ed i benefici che ne derivano per le imprese e per le persone”.