Euler Hermes: -5% di insolvenze in Italia nel 2017

by redazione 0

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Nel 2016 le imprese hanno fatto fatica a dimostrarsi resilienti, nonostante il robusto sostegno ricevuto dagli organismi decisionali. Questo è quanto sostiene Euler Hermes, il leader dell’assicurazione crediti e società del gruppo Allianz. La forte pressione deflazionistica e la fiacchezza della domanda globale hanno reso più difficile la vita delle imprese.

Dopo due anni di sostanziali diminuzioni delle insolvenze, l’indicatore di Euler Hermes per il 2016 – calcolato nei Paesi che rappresentano l’84% del PIL mondiale – dovrebbe riportare una limitata diminuzione del -2%. “Il trend in discesa delle insolvenze globali sta per finire” – sostiene Ludovic Subran, Capo economista di Euler Hermes. “Questo accade perché la crescita globale non sta accelerando e nei prossimi anni resterà sotto il +3%. Di conseguenza, le imprese sono più vulnerabili agli shock esterni.” A livello globale, la contenuta ripresa dell’inflazione dovrebbe fornire un solo limitato sollievo ai risultati delle imprese, che dovranno invece affrontare i costi più alti dei fattori produttivi, il rialzo della pressione salariale e le condizioni di finanziamento più severe. Le imprese hanno assorbito lo shock del 2008-2009, ma restano vulnerabili di fronte all’assenza di un solido ambiente macroeconomico e finanziario. Nel 2016 hanno dovuto affrontare importanti difficoltà a livello globale, quali:

  • La debolezza dell’economia globale (crescita reale del PIL al +2,5% nel 2016 rispetto al +2,7% nel 2015).
  • Il netto rallentamento del commercio globale (+1,9%).
  • Una feroce concorrenza dei prezzi.
  • La volatilità dei cambi e dei flussi finanziari internazionali.

-5% di insolvenze in Europa. “Sono in aumento i fallimenti nell’Asia del Pacifico e nelle Americhe, mentre, il rilancio dell’Europa sta sfumando. Nel 2017 prevediamo per le insolvenze globali una crescita del +1%,” sostiene Subran. L’Europa è sembrata immune alle tenebre che hanno investito il resto del mondo nel 2016, con una diminuzione delle insolvenze del -5%. Nel frattempo, l’America Latina dovrebbe registrare il quinto aumento consecutivo delle insolvenze (+18%), sotto l’impatto della recessione in Argentina, Brasile e Venezuela, della bassa quotazione delle materie prime e delle svalutazioni valutarie. Nell’Asia del Pacifico le imprese subiranno gli effetti del rallentamento in Cina, insieme alla ripresa delle insolvenze e al ritorno del protezionismo. Per quanto riguarda il Nord America, il costante declino delle insolvenze è arrivato al capolinea.
L’impennata del +45% nel numero dei fallimenti di società importanti (oltre 50 milioni di euro di fatturato), registrata nei primi nove mesi del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, provocherà un secondo ciclo di turbolenze. I fallimenti delle grosse società avranno un effetto domino, con implicazioni negative per i fornitori più vulnerabili, soprattutto per le società energetiche. L’Europa è la zona a maggiore rischio in termini di numero di casi, mentre, il Nord America ha riportato la cifra più alta per fatturato cumulativo.

Italia: insolvenze attese in calo nel 2017. Le imprese italiane si stanno riprendendo nonostante la debolezza dell’ambiente economico (PIL +0.9% nel 2016, e +0.6% nel 2017). I margini dei profitti delle imprese sono cresciuti e hanno raggiunto il 41,4%, sostenuti dai prezzi dell’energia al ribasso e dalle condizione di finanziamento favorevoli. La politica monetaria accomodante della BCE ha creato un sensibile decremento dei tassi di interesse sui finanziamenti alle imprese sebbene le PMI, spina dorsale dell’economia italiana, continuino a vivere in condizioni difficili. In compenso, la maggior profittabilità sta stimolando la crescita degli investimenti aziendali (+2,2% nel 4° trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015). “Prevediamo che le insolvenze avranno un decremento del 5% sia nel 2016 che nel 2017, insieme a un assestamento del settore bancario. Tuttavia le imprese italiane rimangono vulnerabili rispetto alla crisi di fiducia legata alla prolungata instabilità politica così come la quantità di aziende in default rimane al di sopra del 40% rispetto alla media pre-crisi” – ha affermato Luca Burrafato, Capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Africa e Medio Oriente.