Etichette parlanti

by Redazione 0

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AGS, azienda con quartier generale a Rosà (Vi) e sede Tecnica a Udine che opera nella subfornitura avanzata per i settori dell’elettronica e dell’elettromeccanica, ha sviluppato una nuova tecnologia per “far parlare gli oggetti” in piena filosofia IoT.

Il sistema, già sperimentato nella moda e nell’industria alimentare, si basa su un piccolo chip che può contenere dati relativi alla qualità di produzione e all’originalità del prodotto, oppure altri contenuti informativi, che vengono letti attraverso un device a beneficio della catena distributiva fino al consumatore finale.

“È un’interpretazione dell’internet delle cose applicabile ad ogni genere di prodotto: nel piccolo chip, che sia messo in un bottone o in un’etichetta, è possibile inserire una serie di informazioni per garantire l’autenticità del prodotto stesso o che spieghino le sue caratteristiche tecniche. Questi contenuti sono leggibili da un sistema e da un’app”, spiega Denis Vigo, amministratore di AGS e cofondatore della società insieme con Renato Comelli.

AGS si è affacciata all’internet delle cose più di un anno fa creando un’apposita divisione dedicata al tracking dei propri prodotti. “Partendo da una nuova gestione della logistica improntata sul tracciamento dei nostri prodotti spediti nel mondo, siamo approdati allo sviluppo di sistemi dedicati all’inserimento di informazioni in ogni genere di oggetto – nota Vigo -. Ci siamo affidati a partner di primissimo livello come Nxp per la produzione dei chip. Sul fronte della tecnologia, abbiamo utilizzato per esempio Nfc – Near Field Comunication – che consente a device come smartphone e tablet di comunicare con etichette elettroniche. E abbiamo sviluppato i sistemi e le app per supportare questo genere di innovazione”.

Il risultato, afferma l’azienda veneta, è un’applicazione del concetto di internet delle cose in ogni oggetto. Le informazioni inserite possono essere strumento di certificazione e garanzia di qualità, ma anche dare suggerimenti e indicazioni di utilizzo. “Banalizzando, possiamo pensare ad un capo di abbigliamento che può dare indicazioni di abbinamento o ad un ingrediente che dice i vari utilizzi in cucina. Ma non solo – conclude Vigo -. Il produttore può tracciare il proprio prodotto originale, sapere dove viene venduto e ricevere dati sui clienti finali. Non certo ultimo, attraverso il chip si può aprire un canale di dialogo con i propri clienti”.

Il prossimo passo di AGS è quello individuare un partner per realizzare un sistema che sappia customizzare questo approccio all’internet delle cose.