Beni strumentali, l’Italia c’è

by Redazione 0

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Non è solo il comparto delle macchine utensili a godere di buona salute, come era emerso dai dati diffusi qualche giorno fa in occasione dell’Assemblea di Ucimu (articolo completo); anche l’intero comparto dei beni strumentali, con poche eccezioni, chiude il 2015 in crescita sia sui mercati esteri che – e questo è doppiamente un buon segno – sul mercato interno. Le buone notizie arrivano da Federmacchine, la federazione delle 13 associazioni che rappresentano i costruttori di macchinari per uso industriale (tra cui la stessa Ucimu), che ieri ha tenuto la sua Assemblea generale, presente il presidente di Confindustria Vicenzo Boccia. Un raggruppamento che conta 4.600 aziende con 180mila addetti.
federmacchine_assemblea_bocciaPRODUZIONE. L’anno scorso, la produzione italiana di beni strumentali ha raggiunto 38,4 miliardi di euro, con una progressione del 4,6% rispetto al 2014; numero che ci conferma al secondo posto in Europa alle spalle della Germania e prima della Francia. Il segno più è stato determinato sia dal buon andamento delle vendite all’estero, sia dalla ripresa delle consegne sul mercato interno, dove la domanda di macchinari ha ripreso a crescere, toccando nel 2015 i 18,8 miliardi di euro, con un incremento dell’8,3%; le vendite dei costruttori italiani sul mercato domestico sono aumentate del 4,9% a 11,1 miliardi, a fronte di importazioni per 7,7 miliardi (+13,7%).
“Dopo anni di difficoltà – commenta Sandro Salmoiraghi, presidente Federmacchine – finalmente l’industria italiana della meccanica strumentale ha imboccato la strada della ripresa proseguendo con il trend positivo registrato a partire dallo scorso anno. Ciò che appare più confortante è la conferma della vitalità della domanda interna, sostenuta, almeno in parte, dal rifinanziamento della Nuova Sabatini e dall’introduzione del Superammortamento al 140%. Per questa ragione i costruttori chiedono che il Superammortamento divenga semi-strutturale in modo da accompagnare la ripresa che oggi non è ancora solida”.

ESPORTAZIONI RECORD. Non sorprende la tenuta delle esportazioni, che nel 2015 hanno raggiunto il valore record di 27,3 miliardi di euro, grazie ad un incremento del 4,5% sull’anno precedente. Circa 7 macchine su 10 prodotte in Italia vengono installate oltre confine, quota che si è mantenuta stabile negli ultimi anni. Le principali destinazioni del made in Italy sono Germania (2,8 miliardi di euro, -0,7%), Stati Uniti (2,7 miliardi di euro, +15,3%), Cina (1,8 miliardi, -6,9%) e Francia (1,7 miliardi, +3,9%). Il saldo commerciale del comparto è positivo per 19,6 miliardi di euro.

gf 2C’È ANCORA MOLTO DA FARE. La ripresa delle vendite in Italia, dopo anni di stagnazione, ha invecchiato il parco macchine, che necessitòa quindi di un ringiovanimento per mantenere adeguati livelli di produttività. “I macchinari che produciamo attualmente sono molto diversi da quelli che uscivano dalle nostre fabbriche venti anni fa – sottolinea Salmoiraghi – e rispondono a quegli standard di innovazione, sicurezza, risparmio energetico, automatizzazione e digitalizzazione che oggi il mercato richiede”. Per spronare le aziende a investire in beni strumentali, Federmacchine chiede l’introduzione di un sistema di incentivi volti alla sostituzione dei macchinari obsoleti, con l’obiettivo d aumentare la produttività dell’industria manifatturiera.
“Sul fronte estero – aggiunge il Presidente di Federmacchine, va apprezzato l’intenso lavoro svolto dal Ministro per lo Sviluppo Economico, anche con il prezioso supporto di Confindustria, per l’approvazione del TTIP. Gli Stati Uniti sono il nostro secondo mercato di sbocco, i mercati di area Nafta ci hanno dato grandi soddisfazioni nell’anno appena concluso; il trattato di libero scambio darebbe sicuramente ulteriore slancio alla nostra attività”.

REAGIRE MEGLIO CHE RESISTERE. Presente all’Assemblea di Federmeccanica anche il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: “Guardando i vostri numeri si vede che le imprese non solo hanno “resistito”, ma hanno saputo reagire alla crisi: chi si limita a resistere ha già perso – così si è rivolto agli imprenditori presenti in sala -. Gli effetti positivi del Jobs Act sul mercato del lavoro e l’impatto di Sabatini-bis e superammortamento dimostrano che se facciamo politica con strumenti selettivi il sistema reagisce”.