Anche in Lombardia le macchine invecchiano

by Redazione 0

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Le aziende lombarde hanno investito di più, anche in tempi di crisi, per mantenere aggiornati i sistemi di produzione, ma inevitabilmente negli ultimi anni il parco macchine è invecchiato, seguendo un trend comune a livello nazionale. Nella regione che ospita circa il 30% delle macchine utensili e robot presenti in Italia, l’età media è cresciuta, rispetto al 2005, di oltre 2 anni, passando a 12 anni e 8 mesi, il peggior risultato di sempre.
È quanto emerge dal focus sulla Lombardia estrapolato dalla quinta edizione della ricerca “Il parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana”, condotta con cadenza decennale da Ucimu – Sistemi per produrre, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione.

“I risultati della ricerca – commenta Luigi Galdabini, presidente di Ucimu – evidenziano come anche la Lombardia non sia estranea al pesante arretramento che l’industria metalmeccanica italiana ha subito nell’ultimo decennio. Certo, la regione ha resistito meglio alla crisi rispetto alle altre aree del paese ma, anche qui, il parco macchine ha subito un ridimensionamento rilevante e un invecchiamento deciso, come mai si era verificato negli ultimi quaranta anni.” “In particolare, ciò che appare allarmante è che in Lombardia, da sempre tra i distretti più innovativi d’Europa, un terzo del parco macchine di produzione abbia oltre venti anni. A peggiorare il quadro è poi il fatto che, nell’ultimo decennio, si sia dimezzata la quota di macchine con un’età inferiore ai 5 anni”.

IL PARCO MACCHINE LOMBARDO. Le macchine utensili censite nelle 2.500 imprese italiane oggetto dell’indagine sono 305.520, contro le 340mila rilevate dieci anni fa, su un campione però più esteso, composto di tremila aziende, che negli ultimi anni è stato falcidiato dalla crisi economica. Le aziende lombarde sono 781 e vantano 90.680 sistemi di produzione installati, pari al 29,7% del parco macchine nazionale. Rispetto al 2005, anno della precedente rilevazione, la quota di macchine presenti in Lombardia sul totale è cresciuta di due punti percentuali, interrompendo il trend negativo che la ha caratterizzata in modo costante negli ultimi quaranta anni.
La Lombardia, per altro, è la Regione che in Italia ha sofferto meno gli anni della crisi. Rispetto a dieci anni fa, il numero delle macchine utensili installate nell’area è calato del 7,1%, contro il -11% su base nazionale. Tale diminuzione è da imputare al ridimensionamento del settore metalmeccanico oltre che al calo degli investimenti registrato nell’ultimo quinquennio.

SEMPRE PIÙ ANZIANE. Nell’ultimo decennio l’età media del parco macchine installato nelle imprese lombarde è aumentata di oltre 2 anni, passando dai 10 anni e 6 mesi del 2005 ai 12 anni e 8 mesi di fine 2014, dato allineato a quello nazionale. In particolare, è salita la quota di macchine utensili con un età superiore ai 20 anni, risultata pari al 27% del totale installato, contro il 15% del 2005. Parallelamente si è dimezzata la percentuale di macchine con età non superiore ai 5 anni, pari al 13% (era il 26% nel 2005).

AUTOMAZIONE. Sorprende il dato sul grado di automazione del parco macchine lombardo, pari al 30% del totale contro il 32% del dato nazionale. Ucimu spiega questa “arretratezza” con la limitata presenza di grandi industrie e di imprese appartenenti a settori che non utilizzano sistemi dotati di CNC, primo fra tutti l’automotive concentrato in altre aree del paese. Rispetto alla rilevazione precedente (2005), il grado di automazione delle imprese lombarde, così come quello nazionale, è cresciuto in misura molto ridotta: nel 2005 l’incremento era stato dell’8%, nel 2014 risulta dell’1%.

INTEGRAZIONE LIMITATA. Non si discosta invece dalla media nazionale il grado di integrazione dei sistemi di produzione: in Lombardia si attesta al 20%, contro il 20,8% della media italiana, al quarto posto dopo Piemonte, Emilia-Romagna e Sud e Isole. Le macchine semplici, ovvero prive di qualsiasi tipo di integrazione, rappresentano ancora la grande maggioranza (79% del totale, anche se rappresentavano l’89% nel 2005).
Da un’analisi più approfondita – rileva Ucimu -, emerge che l’integrazione si concretizza anzitutto nell’incremento del contenuto di automazione (primo livello di integrazione) della macchina che cresce di 8 punti percentuali, passando da 4,8% del 2005 al 12,5% del 2014. Segue l’integrazione meccanica (secondo livello) la cui diffusione risulta raddoppiata, passando dal 2,5% al 5,8%. Arretra invece la quota di macchine dotate di integrazione informatica (terzo livello) che si riduce dal 3,7% del 2005 al 2,5%.

MACCHINE PER TIPO. La ricerca censisce le macchine anche per tipologia. Le più diffuse (55%) sono quelle ad asportazione di materiale, seguite dalle macchine a deformazione (27%), altri sistemi (10%), robot (6%) e tecnologie non convenzionali, quali laser o waterjet (2%)
L’area lombarda è seconda in Italia per livello di densità di macchinari installati: 28,6 macchine ogni 100 addetti. Il dato lombardo, inferiore solo a quello dell’Emilia-Romagna (30,2), risulta superiore alla media nazionale che è pari a 25,8. La forte presenza di macchine utensili rispetto al numero degli addetti è determinata dalla tipologia di imprese per lo più appartenenti ai settori prodotti in metallo e meccanica generale, tipicamente di dimensione medio piccola.

UN PO’ DI OTTIMISMO. “La ripresa del consumo di macchine utensili in Italia, registrata a partire dal 2014 e proseguita per tutto il 2015, è certamente una buona notizia poiché, riduce, anche se soltanto in parte, gli effetti derivanti dal blocco degli investimenti in sistemi di produzione – sottolinea il Presidente di Ucimu, Galdabini -. Dimostra infatti che il manifatturiero può tornare a operare sui livelli pre-crisi anche grazie al supporto garantito da strumenti di politica industriale messi in atto dalle autorità di governo, la Nuova Legge Sabatini e il Superammortamento, che permette l’ammortamento del 140% del valore del bene acquisito”.
“Pur riconoscendo la validità di queste misure congiunturali – nota il presidente di Ucimu – occorre prevedere interventi strutturali volti a stimolare e sostenere il ricambio dei sistemi di produzione nelle imprese italiane, unica via per assicurare prospero futuro alla manifattura del paese”.

MISURE A SOSTEGNO DELLA CRESCITA. Tra le misure a sostegno dello svecchiamento del parco macchine chieste dall’associazione c’è la liberalizzazione delle quote di ammortamento. Una misura che, pur incentivando i nuovi acquisti, di fatto, non presenterebbe costi a carico dello Stato, che vedrebbe soltanto traslata nel tempo l’entrata di cassa. Anche se “La modalità più adeguata per contrastare l’inesorabile invecchiamento delle macchine utensili presenti negli stabilimenti produttivi del paese è l’adozione di una misura che favorisca l’aggiornamento del parco macchine installato – conclude Galdabini -. Funzionale a questo obiettivo è l’introduzione di un sistema di incentivi alla sostituzione volontaria dei macchinari obsoleti con nuove tecnologie progettate e realizzate secondo le nuove esigenze di produttività, risparmio energetico e rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro previste dall’Ue, assicurando così adeguato livello di competitività al made in Italy”.