Alla Foxconn 60mila lavoratori rimpiazzati da robot

by Redazione 0

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Il colosso dell’elettronica conto terzi Foxconn – tra i clienti anche Apple e Samsung – ha tagliato 60mila posti di lavoro umani sostituendoli con robot, portando l’occupazione nelle fabbriche del gruppo da 110mila a 50mila addetti. Un cambio di paradigma epocale che mostra gli effetti – in questo caso negativi – della progressiva digitalizzazione e automazione dei processi produttivi.

Va però detto che le fabbriche cinesi si caratterizzano per un grado di automazione inferiore agli standard occidentali, sia in virtù dei minori costi del lavoro, sia per le pressioni governative volte ad aumentare l’occupazione.
Da qualche anno, però, i costi del lavoro hanno subito impennate in Cina, mentre le richieste del mercato di massa, soprattutto nell’elettronica di consumo (cellulari, tablet, televisori) impongono tempi e ritmi sempre più difficili da rispettare con lavoratori in carne ed ossa. Nelle fabbriche cinesi si lavora già oggi con ritmi massacranti in condizioni di lavoro precarie (in passato Foxconn è entrata nelle cronache per i suicidi di lavoratori). I robot, invece, lavorano senza lamentarsi sette giorni su sette, 24 ore al giorno.

Foxconn ha dichiarato di voler riservare ai robot i lavori più ripetitivi, lasciando agli umani i compiti meno gravosi, ammettendo perà di aver conseguito, nel passagigo, rilevanti risparmi sui costi di produzione.

Non è escluso che l’esempio del colosso cinese venga presto seguito anche da altri gruppi industriali.

Il paese asiatico è attualmente il principale mercato mondiale per i robot industriali, con circa 57mila unità vendute nel 2014 (+57%), pari ad un quarto delle vendite mondiali. Un numero che potrebbe crescere in modo esponenziale nei prossimi anni, anche perché in Cina sono in funzione solo 36 robot ogni 10mila addetti nell’industria, contro una media mondiale di 66 unità, con punte di 478 robot in Corea e 314 in Giappone.