Aerospace, con l’Italia atterraggi più sicuri

by Redazione 0

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phyS4entryMentre prosegue la missione dell’italiana Samantha Cristoforetti sulla Stazione Spaziale, il Bel Paese continua a tutto campo la sua opera d’avanguardia nell’industria aerospaziale.
Come noto, in ogni volo i punti critici sono il decollo e atterraggio: eppure, pur essendo una della più delicate, nelle missioni spaziali di esplorazione planetaria la fase di atterraggio sembra essere il momento meno studiato, quando non addirittura e compreso. L’ingresso di una navicella spaziale a velocità supersoniche nell’atmosfera di un corpo celeste (un pianeta o un suo satellite) resta una delle sfide tecnologiche più grandi e affascinanti.
Un gruppo di ricerca internazionale finanziato dalla Commissione Europea nel contesto del FP7-Space, coordinato dall’Università di Bari e a cui partecipano anche il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’Università degli Studi di Perugia, il Politecnico di Torino e il CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) di Capua (CE), ha accettato la sfida, avviando il progetto PHYS4ENTRY (Planetary Entry integrated models).
Gli scienziati hanno sviluppato innovativi modelli teorici per descrivere i processi che giocano un ruolo nella miscela ad alta temperatura di azoto, carbonio, idrogeno e ossigeno che compone l’atmosfera, studiando a fondo le collisioni elettrone-molecola, quelle molecola-molecola, le interazioni atomo-superficie molecolare e i processi indotti dai fotoni.
L’impatto sul flusso di calore complessivo sulla superficie del veicolo spaziale è stato stimato da simulazioni fluidodinamiche computazionali. Una banca dati con i tassi dei processi elementari e delle proprietà fisiche relative all’ingresso nelle atmosfere di Terra, Marte e Giove è già disponibile e contribuirà a progettare scudi termici più efficienti dal forte impatto nelle prossime missioni.