by redazione 0

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L’onda perfetta ancora da cavalcare

Il recentissimo rapporto Cotec–Bei sulla digitalizzazione delle Piccole e medie imprese italiane, ci ha detto chiaramente che, nonostante l’Italia vanti un ecosistema dell’innovazione eccezionale, composto da Digital Innovation Hub, Competence Center e Cluster Tecnologici, le Piccole e Medie Imprese scontano ancora importanti ritardi in termini di adozione di tecnologie innovative e competenze digitali. 

Il rapporto fotografa le nostre aziende come realtà produttive che faticano a capire come questo tipo di tecnologie possano aiutarle a trasformarsi in “fabbriche intelligenti”. Come potrete approfondire nelle pagine della rivista, la rivoluzione digitale è ormai nel pieno della sua operatività e sta investendo con prodotti B2B o B2C tutto il vivere quotidiano, imponendo un’evoluzione continua e inarrestabile delle imprese. 

Esaltata all’unanimità come “l’onda perfetta” da cavalcare, la trasformazione digitale, è qualcosa che le PMI italiane fanno fatica però a dominare. Da troppi, è ancora percepita come un mare agitato, più che un’opportunità di sicuro successo. Oltre alla cruciale capacità finanziaria, in Italia, a mancare, sono gli investimenti profondi nello sviluppo delle conoscenze digitali delle persone “a partire dal sistema educativo fino ad arrivare alle imprese”. Pur condividendo questa affermazione del Ministro per l’innovazione tecnologica, non credo che negli ultimi anni siano mancati tentativi in questa direzione. E’più vero che, il cambiamento di paradigma è stato così rapido e dirompente da non consentire una formula di trasferimento e accrescimento delle conoscenze univoca. Se condividiamo infatti, il concetto, che uno dei plus delle tecnologie digitali sia data dalle infinite personalizzazione e capacità di adattamento intelligente delle soluzioni proposte, penso che la stessa metodologia potrebbe essere applicata all’accrescimento delle competenze. Attori così diversi e variegati come le PMI italiane necessitano di soluzioni personalizzate.  

Come nell’apprendimento durante la vita, dalla nascita fino alla maturità, la lingua può essere la stessa ma non l’approccio didattico. Anche la scelta delle terminologie dove adattarsi alla persona a cui è indirizzata in base al livello di crescita. Fatta la rivoluzione occorre oggi trovare il linguaggio giusto per far capire come l’utilizzo delle tecnologie digitali possano essere un vantaggio per “ciascuna” sia esso imprenditore, lavoratore o utilizzatore evitando di alternare messaggi general generici a tecnicismi di frontiera. 

Informare, formare e far crescere tutta la forza lavoro presente e quella futura, educando, istruendo, formando ed aggiornando tutto il capitale umano. L’obiettivo è cavalcarla quest’onda e una volta capito come salire, restare sulla cresta con creatività, spirito di iniziativa e un pizzico di sana spregiudicatezza come noi italiani sappiamo fare. 

di Chiara Tagliaferri

IN QUESTO NUMERO: dossier utensili intelligenti;  Speciale manifattura e AI – Intelligenza artificiale, la rivoluzione della produzione tra fantascienza e realtà; Ricerca e Innovazione – La transizione digitale nella manifattura di Ansaldo energia – Oltre industria 4.0: il progetto AI REGIO – Il design delle interazioni e delle interfacce in ambito industriale; Storia di copertina – igus